ComputerLab - Chivasso

ComputerLab - Chivasso Retrocomputing & Giochi Vintage. Ricordi del passato ed emozioni del presente, rivivono dove c'è passione 🕹️

La mia Memory Card della PS1, il quadratino grigio che salvava i miei giochi. Nel 1995 questa console ha cambiato tutto,...
01/11/2026

La mia Memory Card della PS1, il quadratino grigio che salvava i miei giochi. Nel 1995 questa console ha cambiato tutto, e quel piccolo pezzo di plastica è diventato subito importantissimo per me. I giochi della PS1 erano su CD per questo serviva la Memory Card, una schedina grigia che serviva a salvare i progressi di gioco. Senza di lei, ogni volta che si spegneva la console bisognava ricominciare da capo.
Lo spazio però era pochissimo, avevamo a disposizione solo 15 blocchi. Decidere cosa salvare era una vera impresa. Spesso lo spazio finiva e dovevo scegliere cosa cancellare. Ricordo l'ansia davanti alla TV mentre pensavo "Cancello Crash Bandicoot per fare spazio a Tekken?", ogni scelta era difficile.
La Memory Card si metteva in tasca e si portava a casa degli amici. Era bellissima questa cosa, andavi da un amico, inserivi la tua scheda nella sua PlayStation e potevi usare i tuoi personaggi e le tue macchine preferite.
Oggi i giochi salvano tutto da soli su internet, è più comodo, ma si è perso quel brivio di quando appariva la scritta: "Salvataggio in corso... non spegnere".
La tecnologia è cambiata, e quella piccola scheda non serve più per giocare. Eppure, se oggi riguardo quel quadratino grigio, capisco che non era solo un pezzo di plastica, era il custode dei miei pomeriggi più felici, delle mie vittorie, e di quel periodo bellissimo che non dimenticherò mai.

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31/10/2026

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31/10/2026

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Chi conosce il ComputerLab sa che il retrogaming per me non è solo una cartella di ROM sul computer. Ho già presente sul...
29/10/2026

Chi conosce il ComputerLab sa che il retrogaming per me non è solo una cartella di ROM sul computer. Ho già presente sulla mensola il mio primo Nintendo NES PAL A, quello marchiato Mattel con cui sono cresciuto, ma di recente mi si è accesa una lampadina e ho deciso di affiancargli un secondo modello, un NES PAL B originale.
A prima vista potrebbe sembrare un doppione inutile, ma chi colleziona o gioca con l'hardware originale degli anni ottanta sa benissimo che dietro quella console grigia si nasconde una delle barriere più fastidiose dell'epoca, il chip di blocco regionale CIC. All'epoca della distribuzione in Europa, la Nintendo spaccò il mercato in due. L'Italia e il Regno Unito finirono sotto il territorio PAL A, mentre la Germania, la Francia, la Spagna e tutto il resto dell'Europa continentale vennero catalogati come PAL B. Se prendo una cartuccia tedesca o francese e provo ad infilarla nel mio NES italiano, la console inizia a lampeggiare a schermo nero perché i chip non comunicano. Avere una seconda macchina PAL B è una mezza furbata strategica, mi permette di aprirmi al mercato dell'usato nordeuropeo, che è infinitamente più vasto di quello nostrano e, soprattutto, non ha ancora i prezzi gonfiati dalla bolla speculativa che ha colpito le versioni PAL A. Sotto la scocca grigia le due macchine sono praticamente identiche. Il cuore resta il processore a 8-bit Ricoh dedicato al mercato europeo, che lavora con una palette ridottissima di 52 colori e una risoluzione di 256x240 pixel. Entrambe le console soffrono del classico "difetto" dei 50Hz rispetto ai 60Hz americani, il che significa che i giochi girano un buon 17% più lentamente rispetto a come sono stati concepiti in Giappone, lasciando quelle tipiche bande nere orizzontali sopra e sotto l'immagine. Ma per me che sono cresciuto con quel ritmo leggermente più rilassato, quella è la vera esperienza d'infanzia, e le colonne sonore campionate su quel chip audio a 5 canali restano pura magia. La vera sfida che sto affrontando con questo nuovo arrivo riguarda la gestione dell'uscita video, che poi è lo scoglio comune a tutti i NES europei. Entrambi i modelli offrono di fabbrica la pessima uscita per l'antenna e i classici spinotti RCA giallo e rosso sul fianco destro per il segnale composito. Sul mio PAL A ho risolto alla vecchia maniera, collegandolo direttamente a un piccolo televisore a tubo catodico che digerisce i pixel e azzera il ritardo dei comandi. Per questo nuovo PAL B invece, sto valutando una strada diversa, utilizzare uno scaler esterno moderno come il RetroTink per sparare un segnale HDMI pulito sulla TV principale, oppure fare il purista fino in fondo e installare una mod hardware interna per farlo uscire in RGB puro tramite SCART.
Portarsi in casa un secondo NES significa accettare di raddoppiare i problemi tipici di queste macchine, dai pin interni da ripulire dall'ossido alle cartucce da trattare con alcool isopropilico. Eppure, la caccia sui siti di annunci europei è ufficialmente aperta, e non vedo l'ora di sentire quel secondo "click" meccanico nel mio angolo dedicato alle vintage consolle.

14 ANNI E NON SENTIRLI! 🖨️✨ Ecco come ho salvato la mia vecchia stampante dal "blocco programmato"Oggi voglio raccontarv...
27/10/2026

14 ANNI E NON SENTIRLI! 🖨️✨ Ecco come ho salvato la mia vecchia stampante dal "blocco programmato"
Oggi voglio raccontarvi una storia di vera resistenza tecnologica. Nel mio laboratorio, venerdì sera, è successo che la mia fidata Epson Stylus SX130, dopo ben 14 anni di onorato servizio, si è scontrata con il temuto errore del "tampone di inchiostro a fine vita".
Molti l'avrebbero buttata. Io ho deciso di fare diversamente. Per prima cosa ho eseguito l'azzeramento digitale del contatore del tampone tramite software (un classico WIC Reset). La stampante è tornata subito in vita, ma a questo punto mi sono fatto una domanda fondamentale... "Quanto durerà adesso?"
Ho fatto un po' di test. Subito dopo il reset ho lanciato una pulizia degli ugelli e un allineamento delle testine da PC. Risultato? Il contatore è schizzato immediatamente al 2,04%!
Questo dimostra quanto i cicli di pulizia software siano "esosi", una sola pulizia profonda spara nel tampone una quantità di inchiostro pari a decine e decine di stampe normali. Se abusiamo di questa funzione, il contatore si bloccherà di nuovo nel giro di un paio d'anni.

Ma prima di tutto, cos'è il contatore digitale del tampone inchiostro?
Il contatore digitale non è un sensore fisico che vede quanto inchiostro c'è nella spugna, ma un semplice algoritmo matematico dentro il chip della stampante. Funziona esattamente come un "contachilometri" virtuale. I produttori hanno stabilito una cifra massima, (in questo caso 100%) e quando il computer della stampante arriva a quella cifra, per paura che l'inchiostro esca fuori dalla vaschetta sottostante blocca tutto, dicendoti che devi portarla in assistenza. Quando usi il programma per fare l'azzeramento (WIC Reset), non fai altro che cancellare la memoria di quel computer e riportare il conteggio a 0%. La stampante si convince di essere tornata nuova di fabbrica e ricomincia a contare da capo!

Spinto dalla curiosità, ho aperto la scocca per controllare lo stato fisico della spugna interna. Mi aspettavo un lago di inchiostro pronto a strabordare e invece... sorpresa! Premendo il feltro con le dita non è uscito un filo di liquido e non mi sono nemmeno macchiato. C'era solo una specie di polverina secca.
Cosa significa? In 14 anni di utilizzo regolare ma senza eccessi, la parte liquida dell'inchiostro vecchio è completamente evaporata. Sul fondo sono rimasti solo i sedimenti solidi (i pigmenti). Ottimo per evitare allagamenti sulla scrivania, ma significa anche che la spugna ha perso parte della sua capacità assorbente originale.
Come ha fatto a campare 14 anni? Il segreto è che non uso quasi mai la pulizia automatica del PC. Ogni volta che cambio le cartucce, pulisco a mano la cannetta dove si infila la cartuccia usando un po' di alcool isopropilico. Questo scioglie i grumi prima che blocchino tutto, senza sprecare inchiostro. Con il contatore azzerato e questa pulizia manuale, la mia Epson è pronta a stampare ancora per anni, senza rischiare di allagare la mia scrivania!
E voi, avete ancora una vecchia stampante inkjet che resiste al tempo, o la avete già sostituita? Fatemelo sapere nei commenti! 👇

Oggi qui al ComputerLab - Chivasso  facciamo un salto indietro nel tempo di ben 42 anni! E' arrivato un vero e proprio g...
25/10/2026

Oggi qui al ComputerLab - Chivasso facciamo un salto indietro nel tempo di ben 42 anni! E' arrivato un vero e proprio gioiello di archeologia informatica, una copia originale del 1984 di Jack Attack in formato cartuccia per il mitico Commodore 16, che faceva parte della serie 264 di Commodore (C16, Plus/4 e C116) che è famosa per la sua palette cromatica pazzesca gestita dal chip TED, ma anche per i suoi titanici limiti di memoria (appena 16KB di RAM!). Caricare i giochi da cassetta era un test di pazienza infinito... ma le cartucce cambiavano tutto. Entravano nello slot sul retro e il gioco partiva all'istante, bypassando la RAM interna. Un miracolo tecnico per l'epoca.
Il nome Jack Attack non è casuale, era il modo ironico con cui i dipendenti della Commodore chiamavano le leggendarie e furiose sfuriate del fondatore dell'azienda, il mitico Jack Tramiel. Quando Commodore acquistò i diritti del gioco (che doveva chiamarsi Cubic Critters), decise di ribattezzarlo così in suo onore.
La copia arrivata è completa di cartuccia perfetta, manuale multilingua intonso e scatola originale dell'epoca. L'essere arrivato fino ad oggi dimostra che la passione per il vintage non passa mai di moda e, anzi, acquista valore nel tempo.
E per voi qual'è stato il primo computer o gioco che vi faceva perdere le ore davanti allo schermo? Fatecelo sapere nei commenti! 👇

19/10/2026

17/10/2026

- seconda parte -La riparazione del gioco elettronico "Puck-Man" prosegue. La problematica relativa al non funzionamento...
17/10/2026

- seconda parte -
La riparazione del gioco elettronico "Puck-Man" prosegue. La problematica relativa al non funzionamento era da ricercare in alcuni componenti che alimentano il chip principale del gioco. Ai capi dello stesso non arrivava tensione. Sul lato destro della pcb era presente un transistor, responsabile del non funzionamento del gioco (si vede bene in foto). Dopo diversi tentativi per scovare il responsabile e, sostituito, il gioco ha ripreso a funzionare ;-). La parte più leggera di tutto il lavoro ora sarà la pulizia dove la vecchia batteria al mercurio aveva fatto danni con il rilascio degli acidi. Aggiungo anche un breve video nei reel sulla prova di accensione con alimentazione esterna...
Quì il link alla prima parte dove avevo iniziato lo scorso anno il lavoro di restauro:
https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=583091194632952&id=100087962298916

Se mi avessero detto trent'anni fa che avrei giocato a The Secret of Monkey Island caricandolo su un vecchio Commodore 6...
13/10/2026

Se mi avessero detto trent'anni fa che avrei giocato a The Secret of Monkey Island caricandolo su un vecchio Commodore 64, probabilmente avrei risposto con una battuta degna di un duello a insulti tra pirati. Eppure, grazie all'incredibile lavoro della scena homebrew e di sviluppatori indipendenti, la conversione impossibile è diventata realtà, regalando ai retrogamer un piccolo miracolo tecnico che fa ba***re forte il cuore a chi è cresciuto a pane e "biscottone".
Iniziamo dalle cose che lasciano a bocca aperta, perché l'impatto iniziale è pura magia. Gli sviluppatori hanno fatto i salti mortali per spremere ogni singolo bit del chip grafico del C64. Gli sfondi dell'isola di Mêlée, interamente ridisegnati a mano pixel per pixel per adattarsi ai limiti cromatici della macchina, sono straordinari. C'è un'atmosfera incredibile che si respira fin dalla schermata iniziale, il leggendario tema musicale riprodotto dal leggendario chip sonoro SID non fa rimpiangere le versioni PC originali. Sentire quelle note uscire dal Commodore è un'esperienza quasi mistica per chi ama il retrogaming, e i dialoghi ironici e pungenti scritti da Ron Gilbert sono rimasti intatti, mantenendo tutto il carisma del viaggio di Guybrush Threepwood. Tuttavia, come ogni miracolo che si rispetti in un hardware degli anni ottanta, bisogna fare i conti con la dura realtà dei compromessi fisici. Se la prima versione uscita a fine 2023 era basata sul macchinoso sistema testuale D42 e risultava una sorta di "slideshow interattivo" senza veri movimenti, i successivi e più recenti sforzi per integrare una vera interfaccia SCUMM si scontrano comunque con la pazienza del giocatore. Il primo, enorme difetto risiede nei tempi di caricamento. I continui accessi al disco o i passaggi tra le schermate spezzano inevitabilmente il ritmo scanzonato dell'avventura. Inoltre, l'assenza del mouse e l'obbligo di gestire il cursore o i menu d'azione interamente con il joystick rendono il gameplay inevitabilmente legnoso e rallentato. Muoversi tra gli enigmi richiede una pazienza d'altri tempi, e in certi passaggi la compressione delle grafiche rende difficile distinguere al volo gli oggetti più piccoli dello scenario.
In definitiva, questa versione per Commodore 64 è una straordinaria dimostrazione tecnica monumentale di cosa possa fare la passione dei fan. Non è certamente il modo più comodo per godersi il capolavoro LucasArts per la prima volta, ma veder girare le avventure di Guybrush su una macchina così datata è un trionfo nostalgico imperdibile per ogni collezionista.

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