29/10/2026
Chi conosce il ComputerLab sa che il retrogaming per me non è solo una cartella di ROM sul computer. Ho già presente sulla mensola il mio primo Nintendo NES PAL A, quello marchiato Mattel con cui sono cresciuto, ma di recente mi si è accesa una lampadina e ho deciso di affiancargli un secondo modello, un NES PAL B originale.
A prima vista potrebbe sembrare un doppione inutile, ma chi colleziona o gioca con l'hardware originale degli anni ottanta sa benissimo che dietro quella console grigia si nasconde una delle barriere più fastidiose dell'epoca, il chip di blocco regionale CIC. All'epoca della distribuzione in Europa, la Nintendo spaccò il mercato in due. L'Italia e il Regno Unito finirono sotto il territorio PAL A, mentre la Germania, la Francia, la Spagna e tutto il resto dell'Europa continentale vennero catalogati come PAL B. Se prendo una cartuccia tedesca o francese e provo ad infilarla nel mio NES italiano, la console inizia a lampeggiare a schermo nero perché i chip non comunicano. Avere una seconda macchina PAL B è una mezza furbata strategica, mi permette di aprirmi al mercato dell'usato nordeuropeo, che è infinitamente più vasto di quello nostrano e, soprattutto, non ha ancora i prezzi gonfiati dalla bolla speculativa che ha colpito le versioni PAL A. Sotto la scocca grigia le due macchine sono praticamente identiche. Il cuore resta il processore a 8-bit Ricoh dedicato al mercato europeo, che lavora con una palette ridottissima di 52 colori e una risoluzione di 256x240 pixel. Entrambe le console soffrono del classico "difetto" dei 50Hz rispetto ai 60Hz americani, il che significa che i giochi girano un buon 17% più lentamente rispetto a come sono stati concepiti in Giappone, lasciando quelle tipiche bande nere orizzontali sopra e sotto l'immagine. Ma per me che sono cresciuto con quel ritmo leggermente più rilassato, quella è la vera esperienza d'infanzia, e le colonne sonore campionate su quel chip audio a 5 canali restano pura magia. La vera sfida che sto affrontando con questo nuovo arrivo riguarda la gestione dell'uscita video, che poi è lo scoglio comune a tutti i NES europei. Entrambi i modelli offrono di fabbrica la pessima uscita per l'antenna e i classici spinotti RCA giallo e rosso sul fianco destro per il segnale composito. Sul mio PAL A ho risolto alla vecchia maniera, collegandolo direttamente a un piccolo televisore a tubo catodico che digerisce i pixel e azzera il ritardo dei comandi. Per questo nuovo PAL B invece, sto valutando una strada diversa, utilizzare uno scaler esterno moderno come il RetroTink per sparare un segnale HDMI pulito sulla TV principale, oppure fare il purista fino in fondo e installare una mod hardware interna per farlo uscire in RGB puro tramite SCART.
Portarsi in casa un secondo NES significa accettare di raddoppiare i problemi tipici di queste macchine, dai pin interni da ripulire dall'ossido alle cartucce da trattare con alcool isopropilico. Eppure, la caccia sui siti di annunci europei è ufficialmente aperta, e non vedo l'ora di sentire quel secondo "click" meccanico nel mio angolo dedicato alle vintage consolle.