21/06/2022
Altro che Ucraina, il vento sta cambiando ma voi non ve ne state accorgendo
di Stefano Schiavi
Il vento sta cambiando signori, il vento sta cambiando. Questa frase ripetuta diverse volte da Virginia Raggi non le portò molta fortuna. Né a lei ma, soprattutto, ai romani che dovettero sopportare 5 anni di nulla della allora Amministrazione dell'ormai fu Movimento 5 Stelle. Il vento stava cambiando in effetti, ma in peggio e i romani non se ne erano avveduti.
Il problema è che anche adesso il vento sta cambiando. E non è un venticello ma uno tsunami geopolitico-economico e sociale. Il problema resta sempre lo stesso però, se ne sono accorti soltanto gli esperti e quelli che, bontà loro, hanno fatto politica attiva negli anni 70/80. Anni difficili, anni di piombo, ma anni che hanno formato una classe politica dirigente o una classe culturale fatta di persone, di entrambi gli schieramenti, che nelle sezioni, tra un attentato e una aggressione, scontri di piazza, bombe e cortei, studiava sul serio politica, economia, leggi, geopolitica, intelligence, quelli che molti chiamano semplicisticamente complotti e molto altro.
Il mondo sta cambiando velocemente. Molto velocemente senza che le masse se ne rendano conto, divise ormai da schieramenti opposti, in fazioni finanche nelle stesse sfere di influenza politica. Loro, non certo chi invece il mondo lo guarda dall'alto, muovendo le pedine sulla scacchiera mondiale come stesse giocando a scacchi o più semplicemente a Risiko.
Il mondo va sempre più verso un nuovo duopolio, come era durante la Guerra Fredda. Già, ma provate a chiedere a un millennial o a un ragazzo della generazione Z che cosa era la Guerra Fredda e come era diviso il mondo dal 1945 al 1990/92. La risposta la conoscete tutti... Mmmhhh, o magari una risata isterica, o un non lo so a scuola non ci siamo arrivati.
Ed è proprio su questa ignoranza di base e di fondo, o sprofondo, che si basa questo nuovo corso mondiale che esce da una globalizzazione fallimentare per entrare in una nuova forma di globalizzazione. Di fronte gli eterni nemici dunque? Occidente ed Est comunista? In parte si. Perchè si badi bene, i detti popolari hanno sempre ragione, si cambia il pelo, all'apparenza, ma non il vizio. Così a fronteggiarsi in Ucraina, in quella che appare sempre più il casus belli o la pi***la fumante, come amano dire a Washington, non sono l'Occidente atlantista e la Russia post sovietica di Putin ma qualcosa di molto più grande. In gioco c'è il controllo, come sempre in fondo, delle risorse energetiche e, soprattutto, delle cosiddette “Terre Rare”. Uno scontro economico/finanziario dunque, che ben poco ha a che fare con la democrazia in gioco. Da una parte il mondo anglosassone capitanato da Londra e Washington dall'altro il Brics, quello che un tempo avremmo chiamato, probabilmente, Paesi Non Allineati.
Quei Paesi che non rispondono alla City o a Wall Street per intenderci. Cioè i Brics. Ma cosa è il Brics, nato all'inizio degli anni 2000? Stiamo parlando di una organizzazione formata inizialmente da 4 Paesi emergenti. Era i primi anni del 2000 quando a Mosca si riunivano per la prima volta Brasile, Russia, India e Cina. Nel 2009 si aggiunse il Sud Africa di Nelson Mandela. Le varie crisi economico/finaziarie misero, all'apparenza, il Brics ai margini del mondo finanziario ed economico mondiale. All'apparenza, perchè in realtà non smisero mai di incontrarsi e, soprattutto di ricevere molte altre richieste di adesione da Paesi non certo piccoli e affamati ma ricchi di risorse energetiche e minerarie. Parliamo di Egitto, Indonesia, Emirati Arabi Uniti, Nigeria, Argentina, Arabia Saudita, Kazakistan, Senegal, Thailandia. I Paesi fondatori del Brics, nel 2014 rappresentavano da soli il 42% della popolazione mondiale e il 22% del Pil. Sempre nel 2014, a Fortaleza, i 5, in concorrenza diretta con Bretton Woods (Banca Mondiale, Fondo Monetario internazionale etc...), decisero di creare una Nuova Banca di Sviluppo, dotata di un capitale iniziale sottoscritto di 50 miliardi di dollari con cui finanziare progetti infrastrutturali nei Paesi emergenti, insieme a un fondo da altri 100 miliardi, denominato CRA (Contingent Reserves Arrangement), per fronteggiare improvvise crisi di liquidità con un’ulteriore linea di difesa.
Ricordatevi i nomi di questi Paesi, unitamente ai richiedenti ingresso, perchè tra qualche tempo saranno loro i Paesi emergenti e importanti nel Nuovo Mondo che si sta disegnando grazie a Biden ( ma nemmeno tanto visto che è chiaramente l'uomo di facciata gestibile e manovrabile a piacimento da chi muove realmente i fili).
Lo Stesso Biden, quello delle cadute sulle scalette degli aerei, quello che saluta persone immaginarie, che emette flautolenze dove non si dovrebbe, cade dalle biciclette da fermo, che “dimentica” di invitare alla riunione dei Paesi americani, svoltasi in California, Nicaragua, Venezuela e Cuba scatenando la protesta dei Paesi Latino Americani i quali non si sono presentati al vertice. Unico il Messico ma con una delegazione senza Presidente della Repubblica che si è rifiutato di partecipare.
E ne hanno ben donde dato che da tempo, ormai, Pechino li finanzia (di fatto li ha comprati nel vero senso della parola), tutti. Esattamente come ha fatto in Africa e come ha provato a fare in Europa. Solo che l'Europa, crollata definitivamente sotto il peso della guerra russo-ucraina e delle sanzioni volute dalla Casa Bianca e imposte da Bruxelles (ne stiamo pagando le conseguenze ed è ancora niente in confronto a quello che accadrà il prossimo auto che sarà caldissimo a dispetto della mancanza di gas e petrolio), è ormai divenuta terra di nessuno, nemmeno di conquista ma da tenere in stato di perenne tensione e allerta così da non essere in grado di unirsi realmente in un solo blocco e porsi come terzo incomodo.
E mentre la piccola Lituania blocca il transito commerciale da e per l'enclave russa di Kaliningrad, in accordo e suggerimento con la Commissione Europea (che a sua volta ha avuto il suggerimento da oltre Oceano), innescando di fatto un altro fronte di crisi con la possibilità di un intervento diretto della Nato, stavolta, in caso di reazione militare di Mosca, il 23 prossimo il presidente cinese Xi Jinping ospiterà a Pechino un vertice virtuale dei Paesi Brics con i leader di Russia, India, Brasile e Sudafrica e quelli dei principali mercati emergenti e Paesi in via di sviluppo.
Al summit, ha riferito la portavoce del ministero degli Esteri Hua Chunying, seguirà il giorno dopo il dialogo "ad alto livello sullo sviluppo globale", sempre virtuale, dedicato alla promozione di "un partenariato di sviluppo globale per la nuova era sull'attuazione congiunta dell'Agenda 2030 e lo sviluppo sostenibile".
Ma non è tutto perchè il 22 giugno (cioè domani) il leader cinese parteciperà alla cerimonia di apertura del Brics Business Forum in formato virtuale, tenendo un discorso programmatico. Tenete sempre a mente queste cose.
Nel frattempo, mentre in Europa e in Occidente si cercano disperatamente gas e petrolio, e si combatte contro una speculazione f***e ed una inflazione galoppante, è stata attivata la prima rotta internazionale di trasporto marittimo e ferroviario che collega la Ningxia cinese a il porto iraniano di Anzali, attraversando il Mar Caspio. Una rotta che ha ridotto i tempi di trasporto di 20 giorni rispetto alle rotte marittime tradizionali. La Cina è sempre più vicina e sempre più dominante. Di fatto i BRICS hanno cercato e cercano ancora oggi, probabilmente con maggiore fortuna, di modificare l’architettura del sistema finanziario internazionale, allo scopo di ridurre il ruolo che vi svolge il dollaro e di consolidare la capacità dei Paesi aderenti di resistere a fughe di capitali più o meno improvvise. E la guerra in atto offre loro ampissimi margini di manovra essendo soltanto la Russia impegnata contro l'Occidente. Complotto studiato a tavolino? Personalmente non lo chiamerei tale. Si tratta di strategia e visione strategica di cui un Occidente, ormai totalmente prono ai desiderata angloamericani, è privo. Orbo direi.
E mentre da noi si paventa il razionamento energetico come gli anni '70 (chissà se lo sanno i millennials che si andava a targhe alterne, in bicicletta o a piedi, altro che domeniche ecologiche), a maggio la Cina ha importato un volume record di greggio russo, con un’impennata del 55% a quasi 2 milioni di barili al giorno (bpd). In questo modo la Russia è diventata il primo fornitore di petrolio del principale importatore di greggio al mondo, superando l’Arabia Saudita per la prima volta in un anno e mezzo. Secondo i dati dell’Amministrazione generale delle dogane cinese, citati dalla Reuters, il mese scorso è arrivato alle raffinerie cinesi un volume record di petrolio russo a basso costo, venduto con forti sconti rispetto al greggio di altri Paesi.
In tutto questo bailamme e vera guerra mondiale, che non si combatte più con le armi se non in Ucraina (avete più sentito parlare di Talibani e Afghanistan? Di Isis, Siria, Boko Haram, Shabab? Insomma del terrore islamico che ha imperversato in lungo e largo per 20 anni?), c'è chi sta per mandare a picco le borse mondiali. A dircelo sempre i soliti giornaloni della City.
Nelle prossime settimane in Europa le borse balleranno: come riporta il Financial Times, infatti, a scommettere sul tracollo dei listini del Vecchio Continente è arrivato anche il re degli hedge fund americani, Ray Dalio. Dopo aver piazzato nella giornata del 15 giugno una scommessa da 1,5 miliardi di dollari sul calo dei listini del Vecchio Continente, ieri è emerso che Bridgewater, il colosso finanziario di Dialo, ha portato il totale a 6,7 miliardi di dollari.
Sono quindici in totale le posizioni aperte da Dalio e Bridgewater in posizione short, che scommettono sul prossimo tracollo di diversi asset. Quasi un terzo delle posizioni aperte fanno riferimento a tre imprese, secondo i dati Breakout Point sulle nuove posizioni: Dalio ha piazzato una scommessa di 646 milioni di dollari contro il colosso farmaceutico francese Sanofi, una da 705 milioni contro la connazionale TotalEnergies (per entrambe 0,51% delle quote) e una puntata da un miliardo di dollari (0,52% del valore borsistico) nei confronti di Asml, vero e proprio “gigante silenzioso” d’Europa, azienda strategica olandese nel mercato dei semiconduttori che oggi soffre per la crisi dei microchip (grazie al controllo cinese delle famose Terre Rare). Sono sotto attacco di Bridgewater le francesi BNP Paribas, Vinci, Schneider Electric, Air Liquide e TotalEnergies; mentre gli obiettivi tedeschi sono Bayer, Munich Re, Allianz, Vonovia, Infineon, Deutsche Borse e BASF, per un totale di dodici scommesse su diciotto. Nel mirino anche Santander, AXA, ING Group e Allianz. Francia e Germania dunque. Pensate sia un caso? Ma no, soffriamo di complottismo. Ebbene signori, così si muove il mondo reale, e i frutti di tutto questo, poi, ricadranno su tutti noi, che vi piaccia o meno.