17/06/2026
Nei giorni scorsi la segreteria locale Sappe di Vasto ha denunciato un episodio che ha destato forte preoccupazione, atteso che un detenuto ha posto in essere atti di autoerotismo davanti a una poliziotta penitenziaria in servizio presso la sala video colloqui. Non è il primo caso che si verifica, ma c’è di più. All’istituto penale per minorenni di Bologna, lo scorso anno, un’agente è stata molestata da un detenuto e, nel carcere di Trento, due anni addietro, un’ispettrice ha subito un tentativo di violenza sessuale. In tutti questi casi, il denominatore comune, è stata la circostanza che le colleghe si trovassero da sole al momento dell’accaduto.
Nel caso di Vasto, la postazione interessata, infatti, è attualmente presidiata da una sola unità di personale, a causa della cronica carenza di organico che continua a interessare l’istituto.
A ciò si aggiunge l’assenza di sistemi di videosorveglianza nell’area interessata, elemento che rende ancora più difficile garantire adeguati livelli di sicurezza e tutela per il personale. L’episodio riporta all’attenzione le criticità che quotidianamente affrontano le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria, costretti a operare in condizioni spesso caratterizzate da carenze di personale e da insufficienti strumenti di controllo e prevenzione. Di recente, è stata opportunamente modificata la norma che adesso consente di impiegare il personale femminile in tutti i posti di servizio diversi dalla sezione detentiva, anche negli istituti maschili.
Se ciò può ritenersi adeguato dal punto di vista della parità di genere, fermo restando l’insormontabile limite dell’impiego nelle sezioni maschili, dall’altro pone il problema della protezione delle donne poliziotto da eventuali molestie a sfondo sessuale, oppure da vere e proprie aggressioni fisiche e tentativi di violenze, com’è avvenuto a Trento. Potrebbe sembrare un paradosso chiedere che coloro che devono garantire legalità e sicurezza debbano essere protette dalla violenza, ma in questi casi il problema è molto più complesso di quanto possa apparire e non può ridursi a considerazioni superficiali. Sarebbe opportuno garantire la compresenza di un collega uomo, oppure di una collega, cosa che spesso non avviene per mancanza di personale.
È quindi necessario assumere sempre più personale, piuttosto che evitare di assumere le donne, come spesso sentiamo dire da più parti. Ciò, anche e non solo alla luce della modifica normativa a cui si faceva cenno all’inizio dell’intervento. È necessaria anche l’installazione di efficaci sistemi di videosorveglianza nelle aree maggiormente esposte a situazioni di rischio. Questo è quanto sollecita la segreteria locale di vasto, i cui segretari – Francesco Stampone e Clara Bruno – hanno espresso
“piena solidarietà alla collega coinvolta, ribadendo la necessità di tutelare il personale di Polizia Penitenziaria da ogni forma di aggressione, intimidazione o comportamento lesivo della dignità professionale e personale. Un riconoscimento sentito e doveroso va a tutto il personale della Polizia Penitenziaria in servizio presso la Casa di Lavoro di Vasto: donne e uomini che, ogni giorno e ogni notte, garantiscono ordine, sicurezza e legalità con professionalità, dedizione e uno spirito di sacrificio spesso silenzioso e troppo frequentemente invisibile agli occhi di chi non vive la realtà penitenziaria.Il grave episodio ha inoltre generato un diffuso clima di tensione, preoccupazione e insicurezza tra la restante popolazione detenuta e internata, con inevitabili ripercussioni sull’ordine e sulla sicurezza complessiva dell’istituto.”
Giovanni Battista Durante. Fonte nel primo commento https://www.poliziapenitenziaria.it/anche-le-donne-poliziotto-hanno-bisogno-di-essere-tutelate/amp/