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GenovaToday Si allarga l’inchiesta sulla morte di Elton Bani, il 41enne di origini albanesi deceduto il 17 agosto dello ...
30/05/2026

GenovaToday Si allarga l’inchiesta sulla morte di Elton Bani, il 41enne di origini albanesi deceduto il 17 agosto dello scorso anno a Manesseno, frazione di Sant’Olcese, dopo essere stato colpito con il taser durante un intervento dei carabinieri. Oltre ai due militari già iscritti nel registro degli indagati per omicidio colposo, la procura ha ora esteso le iscrizioni anche ad altri due carabinieri indagati per falsità materiale e ideologica in relazione alla presunta non corretta redazione dei verbali sull’intervento. In totale, dunque, gli indagati salgono a quattro. I nuovi sviluppi arrivano nell’ambito dell’attività istruttoria disposta dagli inquirenti, che hanno inoltre fissato un incidente probatorio, ritenuto un passaggio chiave per cristallizzare gli elementi tecnici e ricostruire con precisione la dinamica dei fatti. Secondo la ricostruzione iniziale, l’intervento era scattato dopo la segnalazione di forti rumori provenienti da un’abitazione. L’uomo, in evidente stato di agitazione, avrebbe opposto resistenza ai militari, fino all’utilizzo del taser da parte degli operatori. Gli indagati sono assistiti dagli avvocati Mario Iavicoli, Fabio Taddei ed Emanuele Tambuscio. La vicenda resta ora al centro dell’attività investigativa della magistratura, che dovrà chiarire eventuali profili di responsabilità nella gestione dell’intervento.

BUONGIORNO
30/05/2026

BUONGIORNO

lL caso della mancata esecuzione da parte del Governo italiano del mandato di arresto emesso dalla Cpi nei confronti di ...
29/05/2026

lL caso della mancata esecuzione da parte del Governo italiano del mandato di arresto emesso dalla Cpi nei confronti di Osama Almasri Njeem, ex capo della polizia giudiziaria libica, arriva alla Corte europea dei diritti umani. Una donna ivoriana e un uomo sudanese, che affermano di essere stati torturati dall'uomo, e che ora sono in Italia, si sono rivolti alla Cedu affermando che cosi facendo, l'Italia ha violato i loro diritti. La Cedu dopo un esame preliminare dei ricorsi, li ha comunicati al Governo con una serie di domande, per comprendere se i casi siano ammissibili e se eventualmente decidere se l'Italia ha violato i loro diritti.

28/05/2026

Un poliziotto della Questura di Firenze stava raggiungendo gli uffici di via Zara a Firenze per il suo turno di servizio...
28/05/2026

Un poliziotto della Questura di Firenze stava raggiungendo gli uffici di via Zara a Firenze per il suo turno di servizio, quando si è imbattuto in un cucciolo di lupo. Il Sovrintendente della Polizia di Stato, in servizio presso l’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico della Questura di Firenze, si stava recando a lavoro quando, percorrendo via Garibaldi nel comune di Montale, ha notato un animale al centro della strada muoversi in modo anomalo. Il poliziotto si è immediatamente fermato e ha verificato essere un cucciolo di lupo ferito. Ha così bloccato il traffico con la sua autovettura segnalando il pericolo proteggendo nel contempo l’animale dal freddo coprendolo con un giubbotto. Il poliziotto ha poi attivato i protocolli di sicurezza per l’animale e per garantire la sicurezza stradale chiamando immediatamente il numero unico di emergenza. Una volta ricevuto l’ausilio, ha affidato il cucciolo a personale dell’Usl di Firenze specializzato nel recupero. Il Sovrintendente, in seguito, si è posto in contatto con la struttura riuscendo a sapere che il piccolo lupo è riuscito a sopravvivere grazie alle cure che ha ricevuto.

Trucchi, creme, orecchini e cosmetici in cambio di favori sessuali dentro il carcere di Ivrea. È questo il quadro al cen...
28/05/2026

Trucchi, creme, orecchini e cosmetici in cambio di favori sessuali dentro il carcere di Ivrea. È questo il quadro al centro di una nuova inchiesta della Procura che coinvolge polizia penitenziaria e vertici dell’istituto. Secondo le accuse, un ispettore avrebbe abusato di una detenuta trans sfruttando il proprio ruolo. Le indagini parlano di presunti atti sessuali avvenuti all’interno della cella, in un contesto di abuso di autorità e costrizione. A far scattare il caso, come riporta La Stampa, sarebbero state due detenute testimoni, che avrebbero assistito a quanto accaduto nella cella numero 6 nel pomeriggio del 30 aprile 2025. Le loro dichiarazioni, ritenute attendibili dagli inquirenti, sono state trasmesse alla direzione del carcere tramite una nota interna. Le donne raccontano di aver visto il poliziotto entrare da solo nella stanza dopo aver proposto attività ricreative, come un corso di pittura, e di aver poi compreso la natura di quanto stava accadendo. Secondo l’impianto accusatorio, episodi simili non sarebbero isolati, ma parte di una dinamica più ampia legata a presunti scambi di favori. Le immagini di videosorveglianza interne avrebbero documentato parte dell’episodio principale: circa 18 minuti in cui l’ispettore entra nella cella da solo, circostanza non consentita dalle regole interne. In seguito viene ripreso mentre esce e sistema i pantaloni, mentre fuori dalla stanza si accende il confronto con altre detenute. Al centro dell’inchiesta anche la presunta promessa di piccoli “regali” alle detenute in cambio di disponibilità, un elemento che gli investigatori stanno verificando nell’ambito delle contestazioni per concussione e violenza sessuale. L’indagine non riguarda solo l’ispettore. Sotto la lente della Procura è finito anche l’ex comandante del reparto operativo, accusato di non aver segnalato subito i fatti all’autorità giudiziaria. Secondo gli inquirenti, invece di procedere con una denuncia formale avrebbe avviato una verifica interna, informando lo stesso ispettore e chiudendo inizialmente il caso come non attendibile. Per questo risultano contestati reati come omessa denuncia, favoreggiamento e rivelazione di segreti d’ufficio. Altri due agenti risultano coinvolti per presunti tentativi di insabbiamento della vicenda. Il gip ha disposto la sospensione dall’esercizio di pubblico ufficiale per un anno nei confronti dell’ex comandante e dell’ispettore coinvolto nelle accuse più gravi. L’inchiesta resta aperta e punta a chiarire l’intera catena di responsabilità all’interno dell’istituto penitenziario. L’indagine, nata da una segnalazione interna poi arrivata in Procura, sta ora ricostruendo nel dettaglio presunti abusi, omissioni e possibili coperture che avrebbero permesso ai fatti di non emergere subito.

La Nazione Tornare in via dei Georgofili, 33 anni dopo, alla stessa ora, sullo stesso selciato, con il medesimo dolore n...
28/05/2026

La Nazione Tornare in via dei Georgofili, 33 anni dopo, alla stessa ora, sullo stesso selciato, con il medesimo dolore nel cuore che riaffiora da un passato lontano. Guardando per le strade che si snodano da Por Santa Maria a via Lambertesca, fino alla Torre de’ Pulci, i portoni oggi integri che quella maledetta notte esplosero a causa della detonazione di un Fiorino imbottito di tritolo, i muri crivellati come da pallottole che pallottole non erano, le saracinesche dei negozi gonfie come una donna gravida, ma di terrore, le finestre in frantumi e lingue di fuoco che avvolgevano cose e persone. E poi le urla agghiaccianti della gente che chiedeva aiuto. Come in “una Baghdad sotto attacco”. E’ accaduto a Giuseppe Balasso, un poliziotto che la notte tra il 26 e il 27 maggio ’93 aveva poco più di vent’anni e copriva il turno dall’1 di notte alle 7 del mattino, quando sulla Firenze dell’arte si abbattè la ritorsione di una mafia stragista che voleva mettere lo Stato spalle al muro. Fu lui il primo ad arrivare con la Volante della questura senza nemmeno sapere, ancora, cosa fosse accaduto. E la notte scorsa, per uno strano scherzo del destino o forse per un percorso umano che doveva compiersi, è tornato lì, sempre in servizio ma con il blindato del Reparto mobile del quale oggi fa parte. Da allora non c’era mai più stato o, meglio non c’era andato volontariamente. Per quel misto di commozione e paura che sembra strano alberghino in questo omone grande dagli occhi buoni. Eppure è così. Invece il caso segue percorsi tutti suoi. E decide di mettere Giuseppe in turno proprio in quella strada dove ogni notte di maggio si ricordano le cinque vittime: le piccole Nadia e Caterina Nencioni, i genitori Angela Fiume e Fabrizio Nencioni che vivevano sulla Torre oltre allo studente Dario Capolicchio. Balasso avrebbe avuto il diritto di essere tra quanti commemorano l’anniversario della strage dei Georgofili. Magari in prima fila. C’era lo stesso, ma in disparte. C’era da lavoratore, in divisa, accanto allo stesso portone un tempo devastato, mentre la sindaca di Firenze Sara Funaro e il governatore della Toscana Eugenio Giani (allora assessore comunale) deponevano la corona della memoria. Inevitabilmente i frammenti di quella notte che riaffiorano come fosse un film a rallentatore. Balasso, insieme al collega Michele Perini, erano stati protagonisti del podcast che La Nazione dedicò all’attentato dei Georgofili. E proprio Giuseppe raccontò il tentativo vano di salvare Capolicchio che sparì alla loro vista mentre alla finestra tentava di salvarsi dalle fiamme, il salvataggio della fidanzata e di un’altra famiglia intrappolata in casa. Ricorda i nomi, i volti, il ballatoio dal quale riuscì a portarli in salvo e, a un collega l’altra notte ha confidato: “Vorrei tanto poterli rivedere“. Il caso, si diceva. Ma non è certo un caso che la commozione, il dolore e la memoria abbiano nuovamente riavvolto un uomo protagonista involontario di una storia purtroppo indimenticabile. La scorsa notte la Firenze delle istituzioni e della società civile che conserva il ricordo si è ridata appuntamento in piazza della Signoria: prima i discorsi dall’Arengario con un ricordo affidato questo’anno all’ex procuratore antimafia, già presidente del Senato Pietro Grasso poi il corteo fino al luogo della strage. Oltre a sindaca (che ieri sera aveva acceso simbolicamente il nuovo ponte dedicato alle sorelline Nencioni) e presidente della Regione, il presidente dell’associazione vittime dei Georgofili Luigi Dainelli, parente dei Nencioni, l’europarlamentare di FdI, Torselli con i consiglieri regionali Zoppini e Cellai, il consigliere comunale Gandolfo, il presidente dell’Accademia Massimo Vincenzini, la prefetta Francesca Ferrandino, il procuratore generale Ettore Squillace Greco, il questore Fausto Lamparelli, i generali Luigi De Simone e Enrico Baldini di carabinieri e Finanza, gli assessori Benedetta Albanese, Andrea Giorgio, Nicola Paulesu con il presidente del consiglio comunale, Cosimo Guccione. Oggi "rimane la ferita – è il ricordo della sindaca dal palco –, rimane il ricordo e la memoria delle vittime ma anche la convinzione profonda che sia nostro dovere continuare a parlarne, continuare a ricordare, e a chiedere una verità storica e giudiziaria che il Paese merita di avere".

Il Messaggero  Ladri barricati in una casa dopo un tentativo di furto, in via Mameli a Merine. Intorno alle 20 di ieri s...
28/05/2026

Il Messaggero Ladri barricati in una casa dopo un tentativo di furto, in via Mameli a Merine. Intorno alle 20 di ieri sera - mercoledì 27 maggio - in due sono rimasti "intrappolati" dentro l' abitazione perchè scoperti, mentre una folla di cittadini li attendeva fuori. Momenti di altissima tensione, numerosi i furti che negli ultimi mesi si sono verificati a Merine, ma anche a Lizzanello e Cavallino. «Siamo esasperati, chiediamo più controlli», ha commentato qualche residente. Sul posto i carabinieri e diverse pattuglie che dopo diverse ore sono riusciti ad uscire dall'abitazione per condurre i due malviventi in caserma.
Sembrerebbe che un terzo complice, forse rimasto a controllare per strada, sia riuscito a fuggire. Le ricerche sono in corso.

MilanoToday Multa e patente sospesa per essere passato col semaforo rosso. È quanto è successo a Filippo Barberis (43 an...
28/05/2026

MilanoToday Multa e patente sospesa per essere passato col semaforo rosso. È quanto è successo a Filippo Barberis (43 anni), capo di gabinetto del sindaco Giuseppe Sala ed ex capogruppo del Pd a Palazzo Marino. L’episodio è avvenuto tra via Verziere e via Larga nella mattinata di mercoledì 27 maggio. A contestare l’infrazione sono stati due vigili motociclisti che, stando alla ricostruzione, avrebbero sorpreso Barberis attraversare col rosso a bordo del suo scooter. Per lui è scattata la contestazione prevista dall’articolo 146 del Codice della strada, che disciplina il mancato rispetto della segnaletica semaforica. Una sanzione che può salire fino a 665 euro. Durante gli accertamenti i ghisa avrebbero trovato una precedente violazione analoga contestata a Barberis nel 2025. Una violazione analoga che avrebbe fatto scattare il comma 3-bis dello stesso articolo del codice della strada. Barberis ha quindi dovuto consegnare la patente ai ghisa ai fini della sospensione.
Sospensione che potrà durare, come scritto da Il Giorno, da un minimo di un mese a un massimo di tre. La decisione spetta alla prefettura che notificherà l’atto al diretto interessato nelle prossime ore

ANSA.it La deputata di Noi Moderati Michela Vittoria Brambilla è indagata in un'inchiesta della Procura di Milano per fa...
28/05/2026

ANSA.it La deputata di Noi Moderati Michela Vittoria Brambilla è indagata in un'inchiesta della Procura di Milano per false fatturazioni, assieme ad altre persone, in relazione alla realizzazione del suo programma tv 'Dalla parte degli animali' e a un meccanismo di sponsorizzazione. Emerge da un'attività di perquisizione della Gdf, come anticipato da 'la Repubblica' online e confermato da fonti qualificate. Perquisizioni in corso nella sede dell'Enci, ossia l'Ente nazionale cinofilia italiana, e di tre società di produzione televisiva e che non riguardano la parlamentare. Nell'inchiesta a carico di Michela Vittoria Brambilla, deputata di Noi Moderati, si contestano fatture false, tra 2020 e 2026, per circa 1,5 milioni di euro e un meccanismo di sponsorizzazione dell'Enci, l'Ente nazionale cinofilia italiana, al programma televisivo che conduce la parlamentare. Sistema con cui, stando alle indagini dei pm Antonio Pansa e Giancarla Serafini con l'aggiunto Paolo Ielo e del Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf, Brambilla avrebbe incassato gran parte di quei soldi, circa il 90%, mentre solo il resto sarebbe andato alla produzione del programma. Indagato anche il presidente dell'Enci.

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