Raimondo.Bruschi

12 professionisti del settore, 100 ore di corso GRATUITO, per acquisire conoscenze concrete sul mondo dell'impresa e su ...
06/09/2026

12 professionisti del settore, 100 ore di corso GRATUITO, per acquisire conoscenze concrete sul mondo dell'impresa e su come costruire un proprio progetto.

In più, è prevista una premialità di 700 euro, al lordo della ritenuta d'acconto del 20%, per chi raggiunge almeno l'80% di partecipazione e superameto dell'esame finale.

Se hai meno di 35 anni e un reddito da working poor, è un'opportunità che, quanto meno, vale la pena prendere seriamente in considerazione.

La possibilta di iscriverti è fino al 15 Settembre,

👉 Link e dettagli nel primo commento.

24/08/2026

I robot hanno iniziato solo a correre più velocemente di Usain Bolt. Ma tra qualche anno?

Sono in corso i World Humanoid Robot Games, una Olimpiade mondiale dei robot umanoidi.

Nei 100 metri un robot umanoide ha fermato il cronometro a 9,39 secondi. Il record mondiale umano di Usain Bolt, fermo dal 2009, è 9,58. In una prova precedente un altro robot era arrivato addirittura a 9,32 secondi. Nel salto in alto un umanoide ha raggiunto 2,88 metri.

Un anno fa, alla prima edizione dei Giochi, il vincitore dei 100 metri aveva impiegato 21,50 secondi.

In dodici mesi il tempo si è più che dimezzato.

Ed è questo che dovrebbe farci riflettere: non tanto ciò che i robot sanno fare oggi, ma la velocità con cui stanno imparando a farlo meglio.

Naturalmente correre su una pista non significa ancora saper lavorare autonomamente in una fabbrica, assistere una persona o affrontare un ambiente imprevedibile. Su destrezza, autonomia e affidabilità c'è ancora molta strada da fare.

Ma sarebbe un errore considerare questi Giochi soltanto uno spettacolo:

Sono una gigantesca vetrina industriale.

Forse quindi la domanda interessante non è:
Un robot può ba***re un uomo nei 100 metri?

La domanda è:

Dove saranno questi robot tra altri 5 anni, se questo è ciò che è successo negli ultimi 12 mesi?

Se una scimmia accumula più banane di quante possa mangiarne, vorremmo capire che stia succedendo. Quando sono gli esser...
10/08/2026

Se una scimmia accumula più banane di quante possa mangiarne, vorremmo capire che stia succedendo. Quando sono gli esseri umani, vanno in copertina di Forbes.

 # Il problema è che la vita, fuori dalla scuola, non chiede di mostrare una pagella, ma di saper fare qualcosa.La scuol...
09/08/2026

# Il problema è che la vita, fuori dalla scuola, non chiede di mostrare una pagella, ma di saper fare qualcosa.

La scuola rischia di essere diventata un fortino costruito attorno a titoli, procedure, regolamenti e alla necessità di dimostrare che tutto sia corretto. Più attento a proteggersi dalle contestazioni che a domandarsi quale sia il risultato per chi dovrebbe imparare.

Eppure la scuola dovrebbe servire prima di tutto a questo: insegnare a fare. A capire un problema, trovare una soluzione, sbagliare e correggersi. A progettare e lavorare con gli altri per costruire qualcosa che prima non esisteva. Una scuola capace di sporcarsi le mani fino al gomito.

Le competenze non nascono soltanto sui libri né si dimostrano con una verifica. Nascono quando ciò che si è studiato viene utilizzato, quando la teoria incontra un problema vero e uno studente deve decidere, trovare una strada, confrontarsi con l’errore e assumersi la responsabilità del risultato.

Abbiamo invece trasformato l'apprendimento in una collezione di numeri: ore, crediti, presenze, verifiche, voti, certificazioni, percentuali, adempimenti. Tutto deve essere misurato, registrato e archiviato.

Alla fine tutto prende la forma di una pagella. Ma una pagella misura davvero ciò che una persona saprà fare nella vita? Può dirci quanto uno studente abbia studiato in un dato momento, molto meno se saprà usare quelle conoscenze quando nessuno gli avrà preparato la domanda.

Ed è lì che comincia il mondo reale. Fuori dalla scuola nessuno ti consegna una verifica già pronta. Ti presentano un problema. E spesso la soluzione non è già scritta: devi trovarla.

La scuola non dovrebbe quindi limitarsi a certificare frequenze, esami e voti. Dovrebbe portare uno studente a poter dire: oggi so fare qualcosa che prima non sapevo fare. So affrontare un problema, cercare e selezionare informazioni, usare gli strumenti del mio tempo, lavorare con gli altri, trasformare una conoscenza in qualcosa di concreto, assumermi una responsabilità e creare valore.

Perché fuori dalla scuola nessuno ti chiede quanto avessi in pagella. Ti valutano per ciò che sai fare, per come lo fai e per il valore che sei capace di apportare.

Ed è questa la domanda che dovremmo tornare a fare alla scuola. Non soltanto: «Che voto ha preso?», ma: «Che cosa ha imparato a fare?» E ancora: «Che cosa sarebbe capace di realizzare senza il professore accanto?»

Il merito non dovrebbe coincidere con il voto dell'esame o con il titolo di studio.

Il titolo può certificare un percorso, non automaticamente il valore di una persona. Quel valore emerge quando bisogna trasformare conoscenze in risultati, scegliere, risolvere problemi, assumersi responsabilità e continuare a imparare anche quando nessuno mette più voti.

Perché, alla fine, il merito è ciò che rimane quando la pagella non serve più. E il titolo più importante non è quello scritto su un certificato: è l'autorevolezza che si conquista con ciò che si sa fare, con i risultati e con i fatti.

Quando la prudenza diventa paura, il rischio è smettere di innovare.Con l’Intelligenza Artificiale la questione non è sc...
07/08/2026

Quando la prudenza diventa paura, il rischio è smettere di innovare.

Con l’Intelligenza Artificiale la questione non è scegliere tra regole e sviluppo, ma capire come garantire sicurezza senza trasformare la compliance in un freno competitivo.

Ne parlo nel nuovo articolo: una riflessione rivolta soprattutto ad aziende, enti e professionisti che stanno decidendo oggi quanto e come investire nell’IA.

👉 Nel commento leggi l’articolo completo e, se questi temi ti interessano, **iscriviti alla newsletter** per ricevere i prossimi approfondimenti su IA, innovazione, impresa e regolamentazione.

Benvenuti nell’economia del giudizio.È proprio ciò che l’intelligenza artificiale non riesce a fare, o che fa soltanto s...
17/07/2026

Benvenuti nell’economia del giudizio.

È proprio ciò che l’intelligenza artificiale non riesce a fare, o che fa soltanto su base statistica, con il rischio di omologare e appiattire, a spingere il ricorso a filosofi, esperti di etica e studiosi del pensiero.

Non perché abbiano nostalgia delle tre Critiche di Immanuel Kant, né perché l’AI non sia in grado di leggerle o applicarne i concetti, ma perché l’esecuzione si sta svalutando, mentre crescerà il valore di chi saprà interpretare, scegliere e stabilire le regole del gioco in modo diverso, alternativo, innovativo e divergente.

La dinamica, però, va ben oltre la Silicon Valley e il mercato del lavoro.

Oggi l’intelligenza artificiale può scrivere un testo, creare un’immagine, tradurre un documento, elaborare dati o produrre codice in pochi secondi. La parte meccanica di molti mestieri intellettuali è ormai accessibile con un abbonamento da pochi euro al mese.

Ma non basta saper fare qualcosa.

Bisogna capire che cosa fare, perché farlo, quando farlo e quali conseguenze produrrà.

Nel marketing l’AI può generare cento post, ma non può garantire quale idea riuscirà davvero a intercettare le persone. Può costruire un’offerta, ma non può assumersi la responsabilità di stabilire se il mercato la comprenderà, la acquisterà e deciderà di seguirti.

Quello è il giudizio.

Ed è lo stesso nella vita.

Il giudizio può insegnare, orientare e far emergere. Ma può anche ingannare e condizionare per sempre, trasformandosi in un pregiudizio che blocca, esclude o condanna.

È ciò che nel mercato converte e in politica genera consenso. Quantunque lo si voglia chiamare è il sinomino o l'ambizione del *potere dominante*.

Sui social tutti possono pubblicare, commentare, indignarsi e costruirsi un’immagine. Ma emergere non significa soltanto essere più visibili, più rumorosi o più abili nell’assecondare l’algoritmo.

Significa saper osservare prima di parlare, distinguere ciò che conta da ciò che distrae, scegliere una posizione e avere il coraggio di sostenerla.

Significa comprendere le persone, leggere il contesto e non limitarsi a ripetere ciò che sembra funzionare per gli altri.

Anche esperienza, cultura, intuito e capacità di relazione, però, non bastano se non sono accompagnati dalla responsabilità.

Il giudizio non significa avere sempre ragione: significa accettare il rischio di scegliere, sapendo che ogni scelta potrà essere verificata attraverso i risultati.

L’esecuzione diventerà sempre più economica e accessibile.

La capacità di decidere dove andare, quali strumenti utilizzare e quale significato attribuire alle proprie azioni resterà invece rara.

Nell’economia del giudizio non emergerà necessariamente chi saprà fare più cose, ma chi saprà comprendere meglio quali meritano davvero di essere fatte.

📝 raimondo.bruschi.com

👉segui e ricevi newsletter pulse.bruschi.com

27/06/2026

Vuoi far nascere o crescere la tua attività?
Scopri i vantaggi del Microcredito💡

Hai un progetto per la tua impresa ma i prestiti tradizionali sembrano troppo complicati o costosi? Il Microcredito Imprenditoriale è la soluzione pensata per chi vuole investire davvero nella propria azienda, con regole chiare e vantaggi concreti.

Ecco cosa devi sapere (e che trovi nella presentazione allegata):

💰 Fino a 100.000€ per la tua SRL: Puoi finanziare investimenti e liquidità, con piani di rientro fino a 10 anni
🛡️ Tutele per l'imprenditore: Niente ipoteche sulla casa! La garanzia personale è bloccata al 20% per legge [Slide 3]. 📑 Tutto incluso: Il finanziamento copre l'intero progetto, IVA compresa. Non dovrai anticipare soldi di tasca tua per le consulenze: il costo del Tutor (massimo 1%) lo paga la banca al momento dell'erogazione
🤝 Un Tutor al tuo fianco: Non sarai solo davanti alla banca. Un Tutor iscritto all'elenco nazionale ti accompagnerà dalla verifica dei requisiti al business plan

Guarda la presentazione per capire se hai i requisiti e come iniziare il tuo percorso! 🚀

Oggi esistono molti più strumenti, dati ed esperienze, per valutare a priori la sostenibilità del sogno di un business. ...
21/06/2026

Oggi esistono molti più strumenti, dati ed esperienze, per valutare a priori la sostenibilità del sogno di un business.

Resta però sempre presente, in noi esseri umani, il desiderio di essere tra i pochi capaci di realizzare una chimera grazie alla propria unicità, confidando che la moneta possa cadere dalla parte favorevole nonostante ogni previsione negativa. È una possibilità che, spesso, può essere verificata solo provandoci, per non vivere con il rimpianto di un sogno mai inseguito.

Se è vero che "ogni lasciata è perduta", il no di un potenziale partner può essere superato e, in fondo, rappresenta anche un gradito complimento per chi lo riceve.
Per questo vale quasi sempre la pena tentare, per non perdere quello che potrebbe essere l'amore di una vita. Le conseguenze non sono prevedibili.
A differenza del business, dove almeno si possono costruire scenari, fare stime e valutare probabilità, nei rapporti umani nessuno può sapere con certezza come sarebbe andata.

Nel business, invece, il calcolo dovrebbe essere diverso: posso permettermi di farlo e di pagarne le conseguenze? Ne vale davvero la pena? Oppure c'è qualcosa di meglio che posso fare con il mio tempo, le mie energie e le mie risorse?

Mentre in amore ogni scelta può lasciare il sapore amaro di un rimpianto, nel business spesso si chiude una porta e si apre un portone che oggi non siamo ancora in grado di vedere.

Il rischio è restare così concentrati nel voler entrare nella porta che sogniamo, da non accorgerci che quello che immaginiamo essere un portone è in realtà solo una porta, mentre il vero portone si trova altrove, poco più in la della porta che si è appena chiusa.

Dedicato ad un amico e tutti gli altri a cui è accaduto.

❌ “Per chiedere un prestito serve casa da ipotecare” - È la frase che ho sentito più volte in 15 anni da Tutor del Micro...
17/06/2026

❌ “Per chiedere un prestito serve casa da ipotecare” - È la frase che ho sentito più volte in 15 anni da Tutor del Microcredito.

E la frase che ha ammazzato più idee di quante ne abbia salvate la banca.

Hai esperienza. Hai clienti pronti. Hai fame.
Ma pensi: “non ho nulla da dare in garanzia”.

E molli. Prima ancora di chiedere.

La verità?

Esistono strumenti fatti per chi parte da zero.
Senza casa. Senza patrimoni. Senza santi in banca.

Non tutti i progetti passano, ovvio.
Ma tra “mi hanno detto di no” e “non ho nemmeno chiesto”
c’è la differenza tra un sogno chiuso nel cassetto e un’azienda aperta.

Ho visto muratori aprire la loro ditta.
Mamme lanciare e-commerce.
Ragazzi under 30 partire con 40mila euro senza ipotecare nulla.

La porta non è murata. È solo chiusa.
E la chiave è l’informazione giusta.

Prima di dire “non posso”, chiediti “come si fa?”.

Se hai un’idea e vuoi capire se è finanziabile, scrivi “INFO” qui sotto.
Ti rispondo io personalmente. Zero call center, zero impegno.

Indirizzo

Brescia

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 17:00
Martedì 09:00 - 17:00
Mercoledì 09:00 - 17:00
Giovedì 09:00 - 17:00
Venerdì 09:00 - 17:00

Telefono

+393355282887

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Raimondo.Bruschi pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'azienda

Invia un messaggio a Raimondo.Bruschi:

Scelte rapide

Condividi