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Matteo Della Bordella, con Silvan Schüpbach e Symon Welfringer, è riuscito nell’apertura di “The Alien Face” (7a max) nu...
22/08/2023

Matteo Della Bordella, con Silvan Schüpbach e Symon Welfringer, è riuscito nell’apertura di “The Alien Face” (7a max) nuova via lungo la parete sud del Baintha Kabata (Karakorum, 6250 m). Dopo aver invano atteso una buona finestra meteo, in cui tentare l’inviolato pilastro est dell’Ogre i tre hanno concluso la spedizione con questa bella salita, realizzata in due giorni di scalata. “Abbiamo sfruttato gli unici due giorni di semi bel tempo, dopo oltre un mese di lunga ed estenuante attesa” commenta Matteo Della Bordella. “Due giornate fantastiche, che ci hanno permesso di rientrare in Italia con il sorriso sulle labbra e una via tecnica e verticale”.

The Alien Face
La cordata Della Bordella-Schüpbach-Welfringer ha attaccato a sinistra rispetto alla via di Haley e Turgeon, portando a termine la salita in appena due giorni e coprendo uno sviluppo di circa mille metri. “La parete si è subito rilevata difficile, ma la scalata è stata eccezionale” spiega Matteo. “Una roccia stupenda che ci ha rapidamente portati fino a 6000 metri, dove abbiamo bivaccato intagliando una piazzola in un nevaio”. Da qui sono poi ripartiti all’alba, completamento la scalata. “La seconda giornata è anche stata la più impegnativa, prima con una bella arrampicata in fessura e poi con un tiro di 7a, il più duro, che ci ha portati in vetta”.
Nel tratto centrale, ma al momento non è ancora stato possibile verificarlo, la via ricalca per circa 150 metri l’itinerario dei primi salitori.
“Una via nata dal nostro desiderio di montagna, dalla voglia di tornare all’azione dopo tutta quell’attesa chiusi nelle tende ad ascoltare il suono dell’acqua o della neve ticchettare sul telo” conclude Matteo. “Abbiamo vissuto un ambiente severo, dove le dimensioni sono difficilmente paragonabili. Di sicuro vorrei tornare a mettere mano sulla roccia dell’Ogre, ma non sarà certamente la mia prossima spedizione”.

Bravissimi tutti , un abbraccio 👏👏👏
20/05/2023

Bravissimi tutti , un abbraccio 👏👏👏

Bellissimo progetto, un grazie a Matteo Della Bordella ed al Club Alpino Accademico Italiano , grazie al CAI - Club Alpi...
03/04/2023

Bellissimo progetto, un grazie a Matteo Della Bordella ed al Club Alpino Accademico Italiano , grazie al CAI - Club Alpino Italiano e a tutti coloro che stanno collaborando 👏👏👏

Un bellissimo progetto che vede Matteo Della Bordella , il CAI - Club Alpino Italiano ed il Club Alpino Accademico Itali...
15/02/2023

Un bellissimo progetto che vede Matteo Della Bordella , il CAI - Club Alpino Italiano ed il Club Alpino Accademico Italiano impegnati insieme. Un particolare ringraziamento al Presidente Antonio Montani per la splendida iniziativa 👏👏👏

"Cai Eagle Team" è finanziato interamente dal Club alpino italiano!

Trasmettere ai giovani le conoscenze tecniche e il patrimonio culturale fondamentali per chiunque ambisca a diventare interprete dell'alpinismo moderno. Promuovere lo sviluppo della pratica alpinistica tra i più giovani, offrendo a un selezionato gruppo di talenti l'opportunità di potersi esprimere al massimo, sulle difficoltà più elevate e sulle montagne più belle al mondo.

Dodici alpinisti tra i 18 e i 28 anni

Questi gli obiettivi del "Cai Eagle Team", progetto pensato dall'alpinista Matteo Della Bordella insieme al Club alpino italiano e al Club alpino accademico italiano (Sezione nazionale che riunisce i Soci Cai che hanno svolto attività alpinistica dilettantistica di particolare rilievo e intensità), che intende selezionare dodici giovani (ragazze e ragazzi) tra i 18 e i 28 anni, offrendo loro l'opportunità di sviluppare il talento alpinistico grazie a un programma pensato per una crescita di alto livello, con tutor selezionati tra i migliori alpinisti italiani e internazionali.

Lo scopo finale? Diventare degli ottimi alpinisti, ma anche guadagnarsi il proprio posto nel gruppo che parteciperà alla spedizione alpinistica internazionale 2025 finanziata dal Club alpino italiano in Patagonia, insieme a Matteo Della Bordella e altri due esperti alpinisti.

Sei settimane di formazione, poi la Patagonia

Finanziato dal Club alpino italiano e gestito da Matteo Della Bordella (appartenente ai Ragni di Lecco e Accademico del Cai), il progetto "Cai Eagle Team prevede", tra aprile 2023 e dicembre 2024, sei settimane di attività in varie zone delle Alpi (dalla Grigna alle Dolomiti, dal Monte Bianco alla Valle Orco, fino ad arrivare all'Oberland bernese), incentrate sull'arrampicata (su roccia, su ghiaccio e misto, in fessura), sull'alpinismo e sull'eventuale apertura di una via. Il tutto per trasmettere ai partecipanti le conoscenze tecniche e il patrimonio culturale fondamentali per ogni interprete dell'alpinismo moderno.
Al termine delle settimane, verranno selezionati, sulla base della valutazione delle capacità tecnico/alpinistiche, caratteriali e logistiche, i componenti della spedizione extraeuropea. Sei i giovani (ragazze e ragazzi) che potranno accedervi, con l'obiettivo di compiere salite di prestigio in Patagonia nel febbraio 2025.
Ciascuna delle sei settimane prevede incontri teorici da affiancare alla pratica della specifica attività prevista, oltre a momenti di approfondimento di natura storico/culturale e su temi di ampio respiro come la gestione del rischio e della sicurezza, e a un focus sul legame tra alpinismo e comunicazione, elemento sempre più importante per chi oggi vuole svolgere attività di alto livello.

Le sei settimane vedranno l'intervento, oltre che di Matteo Della Bordella, di alcuni dei migliori alpinisti italiani e internazionali, mentre i momenti sulla storia e sulla cultura saranno affidati a giornalisti, scrittori, storici e a personaggi di spicco dell'alpinismo.

I dodici partecipanti saranno selezionati su base curricolare e mediante un test delle capacità alpinistiche della durata di due giorni, in programma a fine marzo in Piemonte, in Val D'Ossola.
Gli interessati possono trovare tutte le informazioni per inviare la candidatura nella sezione apposita del sito cai.it

Per iscriversi c'è tempo fino al 15 marzo 2023.

Costi
Il progetto è finanziato per la sua interezza dal Club alpino italiano che, insieme al Club alpino accademico, crede fortemente nell'importanza di offrire un'opportunità alle nuove generazioni, perché possano avere i mezzi attraverso cui mostrare e sviluppare il proprio talento.
Il percorso formativo non prevede costi vivi per i partecipanti, salvo quelli relativi al viaggio per raggiungere le diverse località di svolgimento delle settimane. Allo stesso modo, anche per la spedizione non vi saranno costi fissi a carico degli stessi.
I dodici partecipanti alle settimane, come i sei ammessi alla spedizione, saranno però tenuti al tesseramento Cai e alla stipula dell'assicurazione in attività personale che il Cai mette a disposizione dei soci, nonché all'assicurazione per attività extra europea per il periodo della spedizione.
Il progetto "Cai Eagle Team" rappresenta quindi un'esperienza e un'opportunità unica nel suo genere.

Matteo Della Bordella e Leo Gheza, hanno realizzato un'altra impresa in Patagonia. Ci fa piacere condividere il racconto...
23/01/2023

Matteo Della Bordella e Leo Gheza, hanno realizzato un'altra impresa in Patagonia. Ci fa piacere condividere il racconto ed alcune foto, grazie Matteo per aver portato un pezzettino di Progetto Software in questa fantastica avventura.

Fitz Roy - Care Bear Traverse per Della Bordella e Gheza
Aguja Guillaumet, Aguja Mermoz, Pilastro Goretta e Fitz Roy. Sono queste le cime che fanno parte del Care Bear Travers, la traversata in cresta lungo il massiccio del Fitz Roy ripetuta da Matteo Della Bordella e Leonardo Gheza in tre giorni.

L’obiettivo era la prima ripetizione del Fitz Roy Traverse.

L’obiettivo era la prima ripetizione del Fitz Roy Traverse, l’ambiziosa traversata della cresta del Fitz Roy compiuta da Tommy Caldwell e Alex Honnold dal 12 al 16 febbraio 2014. Un lungo viaggio in cresta di oltre 5 chilometri con quasi 4000 metri di dislivello e difficoltà fino al 7a (5.11d) C1 65 unendo le cime dell'Aguja Guillaumet, dell'Aguja Mermoz, del Cerro Fitz Roy, dell'Aguja Poincenot, dell'Aguja Rafael Juárez, dell'Aguja Saint-Exúpery e dell'Aguja de l'S.
Matteo e Leonardo, partiti con l’ambizione di effettuare la prima ripetizione di questo ambizioso progetto, hanno salito con successo l’Aguja Guillaumet, l’Aguja Mermoz, il pilastro Goretta e il Fitz Roy per poi rientrare verso valle seguendo la via franco-argentina e fare rientro a El Chaltén. “Avevamo ancora viveri ed energie, ma visto il maltempo in arrivo abbiamo preferito rientrare” spiega Matteo.

Care Bear Traverse
La traversata compiuta da Matteo e Leonardo prende il nome di Care Bear Traverse, ed è stata realizzata per la prima volta dagli americani Dana Drummond e Freddie Wilkinson. Era il 2008 e in quell’occasione gli alpinisti hanno completato la salita in 3 giorni con un bivacco in cima all’Aguja Mermoz e un secondo bivacco sulla cresta sud dell’Aguja Val Biois. Il nome nasce dalle condizioni incontrate durante la traversata, con una meteo non molto buona. I due scalatori trovatisi tra le nuvole si sono lasciati ispirare da un celebre cartone animato americano, “Care Bears”, che andava in onda negli anni Ottanta. I protagonisti di questo cartone vivevano tra le nuvole, come loro sul Fitz. Nel corso degli anni questa traversata ha visto molte ripetizioni.

La traversata di Matteo e Leonardo
“Il nostro obiettivo era il Fitz Traverse, sulle orme di Caldwell e Honnold” spiega Matteo. “L’idea è di Leo (Leonardo Gheza, nda). Quando me ne ha parlato qualche mese fa mi sono subito chiesto se fossi pronto per una sfida così grande”. Nessuno, dopo Caldwell e Honnold ha mai ripetuto la lunga traversata sul filo di cresta del Fitz Roy. Solo Sean Villanueva O'Driscoll, che nel febbraio 2021 ha completato quello che ha battezzato come Moonwalk Traverse, si è mosso lungo l’intero filo di cresta del massiccio. Il belga, a differenza dei primi due, si è però mosso nel senso opposto, cioè partendo dell'Aguja de l'S e terminando sull'Aguja Guillaumet. Un progetto completamente diverso rispetto a quanto realizzato dai due americani.
“Questa non era la finestra perfetta in cui fare il tentativo, ma dopo la nuova via sull’Aguja Mermoz eravamo motivati, così abbiamo deciso di andare”. Lasciata El Chaltén lo scorso 16 gennaio, i due hanno attaccato a salire verso la cima dell'Aguja Guillaumet martedì 17 gennaio. “Siamo partiti bene, a un buon ritmo. Alle 17 eravamo già oltre l’Aguja Mermoz”. Con l’arrivo della sera i due si preparano a un primo bivacco, con loro avevano una tenda leggera per potersi riparare durante le ore di riposo. “Il secondo giorno, il 18 gennaio, abbiamo scalato il Pilastro Goretta per la via Casarotto. Un percorso incredibile, ci tenevo a ripeterlo. Non posso dire che sia facile, ma entusiasmante. In alto siamo stati rallentati dalle difficoltà”, ma comunque alle 17 Matteo e Leonardo sbucano sulla cima. “Qui si ci siamo trovati di fronte al primo vero ostacolo: dal pilastro è necessario affrontare ancora circa 300 metri per raggiungere la cima del Fitz Roy. Avremmo potuto provarci subito, ma lungo la parete scorreva una cascata d’acqua e tirava un vento molto forte”. Così i due scelgono di bivaccare in cima al Pilastro. Durante la notte la cascata si asciuga e al mattino possono attaccare le ultime centinaia di metri che li separano dai 3359 metri del Fitz Roy. Raggiunta la cima, e completata la Care Bear Travers, Matteo e Leonardo decidono di non continuare. “Stavamo bene, i materiali erano ok, avevamo ancora tante energie da spendere, ma stava arrivando il maltempo, così abbiamo preferito non prendere rischi eccessivi”. Dopo essersi calati per la via franco-argentina i due hanno fatto direttamente rientro a El Chaltén.

“Siamo molto contenti della scalata, di com’è andato questo primo tratto di traversata. Ora sappiamo che non è fuori dalla nostra portata” spiega Matteo. “La cordata con Leo ha funzionato alla grande. Siamo andati veloci, nonostante gli zaini pesanti. Abbiamo scalato spesso in corserva, con fiducia totale. Tutte cose per nulla scontate”. Ora è tempo del riposo. “Anche se non abbiamo spinto al massimo mentalmente, a livello fisico è stata una traversata impegnativa. Abbiamo ancora tempo a disposizione, magari si potrebbe valutare un secondo tentativo. Vedremo nel mese di febbraio

Grazie a Matteo Della Bordella e Leo Gheza per quel che ci regalano con le loro imprese. Un piacere ed un onore essere c...
22/01/2023

Grazie a Matteo Della Bordella e Leo Gheza per quel che ci regalano con le loro imprese. Un piacere ed un onore essere con voi 🔝💪

¿Qué mirás, bobo?, la nuova via di Della Bordella sull'Aguja MermozMatteo Della Bordella, Leonardo Gheza e Sean Villanue...
14/01/2023

¿Qué mirás, bobo?, la nuova via di Della Bordella sull'Aguja Mermoz
Matteo Della Bordella, Leonardo Gheza e Sean Villanueva O’ Driscoll hanno aperto una nuova via sulla parete est dell'Aguja Mermoz.

Segue la parete est dell’Aguja Mermoz con uno sviluppo di 500 metri e una difficoltà massima di 7b la nuova via aperta da Matteo Della Bordella, Leonardo Gheza e Sean Villanueva O’ Driscoll.

Dopo un inizio di stagione che sembrava non voler lasciar spazio a salite importanti, in Patagonia è finalmente arrivata una finestra di bel tempo e Matteo Della Bordella non si è fatto scappare l’occasione per tornare in montagna. Con lui il compagno di spedizione, Leonardo Gheza, e l’amico belga Sean Villanueva O’ Driscoll. “Ci siamo incontrati per caso il primo dell’anno. Siamo andati a far boulder e ce lo siamo trovati lì a piedi scalzi, da poco arrivato in terra argentina” spiega Matteo. Poi, da cosa nasce cosa. “Sean avrebbe dovuto aspettare il suo socio, fino al 20 gennaio. Noi, dopo la lunga attesa di una finestra meteo, non vedevamo l’ora di tornare in montagna. Così ho buttato lì l’idea di questa via sulla est dell’Aguja Mermoz, prima con Leo e poi con Sean”. Entrambi hanno subito accettato l’idea con entusiasmo, “Sean aveva la linea nella sua lista, impossibile che fosse diverso: è talmente evidente”.

Il trio ha lasciato El Chaltén lo scorso 9 gennaio, per poi prepararsi a scalare nella giornata del 10. “Abbiamo attaccato la parete con le prime luci dell’alba, volevamo sfruttare al massimo la breve finestra che il meteo ci stava concedendo”. Il primo tiro lo apre Leonardo Gheza. “Sale bene poi, quando è quasi alla fine del tiro, le corde muovono dei sassi che vengono giù e tranciano di netto una delle corde. Non la partenza migliore, ma almeno nessuno si è fatto male. Decidiamo di fermarci un attimo e ragionare su come procedere. Alla fine troviamo una soluzione che ci permette comunque di continuare a scalare”. Il risultato è una via di 500 metri che si sviluppa al centro della parete est dell’Aguja Mermoz e che tocca il 7b come difficoltà massima. “Gradi belli tirati”, precisa Matteo. “Una via difficile, bella ed estetica. Piacevole da scalare. Con una scalata in fessura fantastica e un grande diedro finale”. Il trio è arrivato in cima alle 21.30 locali, con le ultime luci del giorno e un panorama unico sul sole che calava dietro al Cerro Torre. “Abbiamo scelto di bivaccare in cima, per poi scendere il giorno dopo (mercoledì 11 gennaio) e rientrare a El Chaltén. In parete non abbiamo lasciato nulla, abbiamo recuperato tutto il materiale”.
Il nome della via? ¿Qué mirás, bobo?. Una frase che ormai in Argentina (e non solo) è diventata il tormentone dei mondiali di calcio 2022. Tradotto significa “Cosa stai guardando, idiota?”, ed è la frase pronunciata dal capitano della nazionale argentina Leo Messi all'attaccante olandese Wout Wegho dopo la vittoria ai rigori nei quarti di finale. Uno sfogo, ripreso dalle telecamere, per l’atteggiamento in campo degli avversari, che in poco tempo ha fatto il giro del mondo diventando meme e base per musica elettronica. Oggi, raggiunge le vette dell’Argentina contaminando anche il mondo dell’alpinismo.

Ora per i nostri si prospettano alcuni giorni di riposo, coincidenti con un nuovo peggioramento meteo. Ma la stagione, per Matteo e compagni è tutt'altro che finita.

Matteo Della Bordella
Karpos
Vibram

Ritorno in Patagonia per Matteo Della Bordella!L'alpinista, membro dei Ragni di Lecco, è partito sul finire di dicembreH...
09/01/2023

Ritorno in Patagonia per Matteo Della Bordella!
L'alpinista, membro dei Ragni di Lecco, è partito sul finire di dicembre

Ha scelto la Patagonia, Matteo Della Bordella, come meta per la sua stagione invernale. Un viaggio che rappresenta ormai una consuetudine per lo scalatore, membro dei Ragni di Lecco. “Qui ci sono le montagne più belle al mondo, almeno per me” il suo commento. “La Patagonia è il tempio dell’alpinismo, il mio appuntamento più importante dell’anno. Qui trovo stimoli sempre nuovi, e la voglia di mettermi alla prova con sfide impegnative e obiettivi sempre più importanti”.

L’ultima stagione patagonica per Matteo è stata un successo, con l’apertura di una nuova via sul Cerro Torre: Brothers in arms, dedicata a tutti i compagni caduti sul campo. La concretizzazione di un sogno coltivato per tre anni, immaginato e condiviso con Matteo Bernasconi e Matteo Pasquetto. Amici e compagni di cordata purtroppo scomparsi prima del tempo a causa di due incidenti avvenuti a pochi mesi di distanza nel corso di primavera ed estate 2020.

“Trovare la motivazione per tornare in Patagonia dopo l’esperienza sul Cerro Torre è difficile. Dopo una salita come quella, con tutti gli eventi che gli hanno orbitato intorno, non è scontato” spiega Matteo. “Per questo ho deciso di cimentarmi in un’esperienza nuova, con un compagno di cordata motivato ed entusiasta: Leonardo Gheza”. I due si sono conosciuti proprio in Patagonia, grazie all’amicizia comune con Matteo Pasquetto, nell’anno dei primi tentativi lungo il Diedro degli Inglesi. “Iniseme abbiamo ripetuto Groucho Marx, sulla est delle Grandes Jorasses” mentre Gheza, insieme a Federica Mingolla, ha effettuato la prima ripetizione di Il giovane guerriero, via aperta da Della Bordella con Luca Moroni e Matteo Pasquetto.
Classe 1991 Leonardo Gheza conserva un curriculum di primordine, con ripetizioni impegnative ed estreme sulle Alpi, oltre a una buona esperienza su montagne e pareti impegnative del mondo maturata durante gli ultimi anni.
“Per noi il range sono le montagne nell’area del Fitz Roy. Abbiamo in mente un progetto, ma al momento preferiamo non svelarlo”. Matteo conosce molto bene queste montagne, nel corso degli ultimi dieci anni ha scalato tre volte il Fitz Roy: nel 2014, con Luca Schiera e Silvan Schüpbach, per la via Californiana; con gli stessi compagni nel 2015, aprendo una nuova variante al Pilastro Goretta; l’ultima volta nel 2016, con David Bacci, realizzando la prima ripetizione della via dei Ragni sulla parete est.

La decisione di andare verso il Fitz Roy è anche una scelta legata alla sicurezza oggettiva della montagna. “Con le temperature alte che si stanno registrando nelle ultime stagioni una montagna come il Fitz Roy offre maggiori margini di sicurezza presentando meno pericoli oggettivi rispetto al Cerro Torre, con il suo fungo di ghiaccio” spiega Matteo. “L’assunzione di una certa percentuale di rischio fa parte dell’alpinismo: non possiamo portare questo valore a zero, e lo sappiamo bene. Quello che possiamo fare è limitare il più possibile la nostra esposizione ai pericoli oggettivi”.

Matteo Della Bordella
I Ragni di Lecco - Arrampicata Alpinism Climbing

20/12/2022
Questa la motivazione che ha portato all’assegnazione del riconoscimento a Matteo Della Bordella:Alpinista di fama mondi...
29/11/2022

Questa la motivazione che ha portato all’assegnazione del riconoscimento a Matteo Della Bordella:
Alpinista di fama mondiale, membro dei Ragni di Lecco dei quali è stato presidente, Accademico del CAAI, Matteo Della Bordella è uno dei maggiori rappresentanti della nuova generazione di elitari scalatori. Esponente dell’alpinismo esplorativo più radicale, guidato da uno spirito di avventura che lo accomuna ai grandi alpinisti del passato è capace di proiettarsi oltre la semplice impresa sportiva. La consapevolezza che l’alpinismo gli ha cambiato la vita e che la scalata sia un modo per scoprire se stessi sono i suoi capisaldi, come racconta nel suo libro “La via meno battuta”. Scalare con uno stile pulito ed in arrampicata libera le più grandi pareti del mondo è l’essenza del suo alpinismo, altrimenti detto “by fair means”, chiaramente riassunto in questa sua dichiarazione: “Vivo la natura così com’è, adattandomi a essa, senza lasciare traccia del mio passaggio”. La sua visione si riflette ed è riconoscibile in tutte le sue imprese e avventure in montagna, finanche nei progetti non prettamente alpinistici, come Climb&Clean, attualissima iniziativa dal carattere sociale e ambientale, condivisa con l’amico e compagno di scalate Massimo Faletti, per sensibilizzare i frequentatori delle falesie al rispetto ambientale ripulendo le zone adiacenti alle falesie stesse.
Bravo Matteo, nelle foto la premiazione con il Presidente Generale del CAI Antonio Montani.

Con il grande alpinista Matteo Della Bordella è iniziata una bella collaborazione.  Abbiamo deciso di celebrarla sul cam...
04/10/2022

Con il grande alpinista Matteo Della Bordella è iniziata una bella collaborazione. Abbiamo deciso di celebrarla sul campo, con una bella salita in Val Veny.

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23/08/2022

Dimentica carta e penna per realizzare report efficaci, con il modulo Business Intelligence di TeamSystem realizzi analisi interattive e presentazioni dinamiche sfruttando dati aziendali estratti anche da più sorgenti.

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Indirizzo

Viale XX Settembre 177/A
Carrara
54033

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 19:00

Telefono

+390585855385

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