14/07/2026
Hai presente quando ti dicono "questo non si può fare" e tu trovi il modo di farlo comunque, per di più con un sorriso sfacciato? Proprio questo ha fatto il brand Levi's in occasione dei Mondiali 2026. A causa delle rigidissime regole della FIFA che vietano l'esposizione di brand non sponsor all'interno degli stadi, il marchio è stato costretto a coprire e oscurare il proprio logo.
La reazione? Una lezione magistrale di ambush marketing e autoironia: la sagoma iconica dalla forma batwing della casa è così impressa nella mente di tutti che l'identità è rimasta istantaneamente riconoscibile attirando ancora più sguardi.
Non contenti, hanno infatti cambiato l'immagine del profilo su tutti i canali social ufficiali inserendo proprio la versione censurata del logo. Un modo geniale per prendere in giro il divieto e trasformare un obbligo legale in una campagna virale.
Un perfetto caso di guerrilla marketing seguito a ruota da marchi come Heinz, che ha letteralmEnte giocato con il nastro adesivo nero creando nuove grafiche pubblicitarie, parzialmente oscurate e accompagnate dalla frase: "IT HAS TO BE", tradotta in varie lingue.
Al Gillette Stadium (rinominato per l'occasione "Boston Stadium" dalla FIFA, come d'altronde è accaduto per il Mercedes-Benz Stadium divenuto “Atlanta Stadium”), il marchio ha ironizzato sulla censura coprendo virtualmente il proprio logo con della schiuma da barba sui social (mentre gli organizzatori sono stati costretti a coprire manualmente il marchio applicando adesivi su tutti i 64.146 seggiolini dell'impianto).
Gillette ha anche strizzato l'occhio a Levi's con la frase "Almeno noi abbiamo potuto scegliere come coprirlo", usata come didascalia in riferimento, ironico e complice allo stesso tempo, alla parallela operazione di clean stadium avvenuta al Levi’s Stadium di Santa Clara, in California.
Ebbene sì, esistono modi incredibilmente intelligenti di fare pubblicità senza prendersi troppo sul serio. A volte, per farsi notare, non serve urlare più forte o pagare miliardi in sponsorizzazioni: basta saper sorridere dei propri limiti e trasformare un "no" in un grandissimo momento di complicità con il pubblico.