19/07/2017
QUANDO L’ARNO ERA NAVIGABILE
Fino alla metà dell'800, quando il trasporto ferroviario sostituì progressivamente quello fluviale, l'Arno ha rappresentato la più importante, rapida ed economica via di comunicazione verso il mare. Con la scomparsa del traffico commerciale, negli anni Trenta del '900 l'Arno fu solcato addirittura da una motonave turistica, la "Fiorenza", allestita come dancing galleggiante. Ma due secoli fa il paesaggio era ben diverso. Ad esempio, le industrie che avevano bisogno delle materie prime - arrivate al porto granducale di Livorno - si insediavano lungo le rive del fiume: è il caso delle officine del gas, nel quartiere del Pignone. Merci e persone viaggiavano a bordo di imbarcazioni a fondo piatto - "barchini", "barchetti", "navicelli", "scafe" - e in tutti i centri che si affacciavano sul fiume, Firenze compresa, prosperavano professioni legate a questa via d'acqua. Adibiti al trasporto e al carico/scarico delle merci erano i navicellai, i bardotti, i navalestri e i vetturali. I primi conducevano lunghe imbarcazioni, spesso a vela, con tanto di timone e "alzaio" (canapo) per la navigazione contro corrente, cui era addetto il bardotto; il navalestro puntava sul fondo del fiume lunghe pertiche per spingere avanti i "barchini". Altre persone erano coinvolte nella costruzione e manutenzione delle barche, specialmente al Pignone: i maestri d'ascia e i legnaioli, che costruivano gli scafi, e i calafati, che pensavano alla loro impermeabilizzazione. I navicellai appartenevano a una corporazione piuttosto importante e di condizione sociale agiata, e in occasione dei festeggiamenti per il patrono della città, S. Giovanni, prestavano le loro imbarcazioni alla comunità
Dall’ alla città.
I documenti che raccontano la nostra storia
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