31/07/2024
Seguendo il consiglio di Cosimo Accoto ho letto il libro di Dennis Yi Tenen (professore alla Columbia University) "Teoria letteraria per robot: Come i computer hanno imparato a scrivere".
E' una passeggiata storica che esplora la ricerca secolare di un linguaggio "automatico", capace di generare testi, preghiere, poesie attraverso macchine e modelli. L'occhio divinatorio arabo dello studioso arabo Ibn Khaldun, la macchina di Kircher del 1668 con le sue "applicazioni", la grammatica filosofica di Wilkins, il calcolo linguistico di Leibniz sono tutti tentativi di automatizzare il linguaggio non per svilire la creatività umana ma per ampliarla.
Trovare modelli e schemi per scrivere un numero sempre maggiore di testi (romanzi, saggi, articoli di giornale) più velocemente ha portato tra '800 e '900 a elaborare "standard" di narrazione e archetipi inter-culturali anche grazie alle intuizioni del drammaturgo francese Polti e alle "strutture narrative" individuate dal linguista russo Propp nelle fiabe; scrivere decine, centinaia, migliaia di puntate di serie e soap è oggi possibile anche grazie a questaimpronta strutturalista.
L'informatica ha permesso poi di lavorare su grammatiche generative, che con poche regole/istruzioni erano in grado di sfornare fin dagli anni '50 frasi "ad libitum". Prima le catene probabilistiche di Markov, poi l'intuizione di Shannon che vede la comunicazione come un processo probabilistico a catene di Markov che «genera messaggi, un simbolo alla volta» ci ha avvicinato alle IA conversazionali: il linguista britannico John Rupert Firth ha deliziosamente catturato l'essenza dell'approccio probabilistico «Conoscerai una parola dalle compagnie che frequenta!». Lo stesso Firth fa intuire la potenza dei modelli generativi che saranno arrivati qualche decennio dopo: "Gran parte del significato di una parola è esterna a grammatiche, strutture o relazioni con oggetti fisici. Le parole possono significare qualcosa solo nel contesto di altre parole. È il contesto a creare il significato".
Lettura piacevole, quella di Tenen, che, con una prosa ironica tipicamente anglosassone, ci fa scoprire storie sconosciute e inaspettati incroci, come quello tra le fiabe e i resoconto degli incidenti aerei...
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