08/11/2020
Caffè Design è un podcast strafigo che tratta di comunicazione visiva, nuove tecnologie e marketing. Lo fa con un linguaggio fresco, ironico e senza prendersi troppo sul serio. Non sentirete puzza di naftalina, semmai il profumo di un buon caffè, come quello preso al bar da due amici/colleghi. Questi tre matti (Giuliano, Nanni e Riccardo) sono ciò che mancava nel panorama italiano. Seguiteli. È un ordine.
Sono un graphic designer semplice.
Mi piacciono i poster, conservo pagine fighe di libri, ordino con piacere in un posto che ha un menù bello, provo uno strano feticismo per i font, piego la testa quando controllo qualcosa che ho appena fatto e via dicendo con tutti quei cliché da memino della domenica su di noi. Nulla di troppo strano. A parte sul Comic Sans: lasciate in pace il Comic Sans! Ha fatto tanto per noi e infondo le slide di un matematico non sarebbero credibili senza il Comic Sans. Gli danno quel tocco di realismo, no? Vabbè, sto divagando. Quello che voglio dire è che probabilmente a tutti piace essere inquadrati in una categoria alla quale vorrebbero appartenere ma (spoiler) guardare quei meme sulle manie dei designer tipo quello con “final.psd, newfinal.psd, finalfinalf**kthissh*t.psd” e poi taggare il tuo amico tipo ‘amooo noooiiii’ non fa di te un designer. (Mic drop)
Ovviamente non sto dicendo che non bisogna prendersi in giro, anzi, se mi avete conosciuto un po’ sapete che raramente mi prendo sul serio. Però, per chiudere ‘sto sproloquio, il mio punto è che sentirsi designer ed essere designer sono due cose diverse.
Io (secondo me come tanti di noi), ho capito di voler essere designer facendo male il designer. E sapevo che lo stavo facendo male perché vedevo quelli intorno a me farlo bene, o farlo meglio.
Insomma, se dovessi dire qual è il sentimento che mi ha motivato a diventare il designer che sono, beh forse quel sentimento è l’invidia. Sì.
Vi ho già raccontato di quanto io creda fortemente nella pratica, nello sperimentare, nel fare incessantemente cose per migliorarsi o solo per provare però c’è una roba talmente scema ma “tipo boom” che a pensarci, a me personalmente, ha svoltato tutto: quella cosa è la ricerca (dai, che p***e, Giù!).
Lo so, lo so. Ma raccogliere ispirazioni, avere degli input reali, vedere dagli altri, ascoltare dagli altri sono c***o-di-killer-features. È una banalità? Forse, lo riconosco, però per me è stata una scoperta illuminante perché io ai miei inizi non facevo ricerca. Andavo a cazzi miei, non mi davo riferimenti, buttavo giù solo quello che riuscivo a vedere. Poco. Perché non la facevo? Per due motivi. Uno: nessuno mi aveva mai indirizzato a farlo davvero (tipo in Uni) o perlomeno io non ci ero mai arrivato da solo. Due: avevo questa idea che guardare cose altrui significava praticamente copiare. “E noi, non copiamo, non si fa. Puoi cavartela da solo.”
Che scemo, avete ragione!
Quando ho aperto con cognizione di causa Pinterest per la prima volta è stato come scoprire che Babbo Natale non esiste (ops, scusate, spoilerone): mi si è aperto un mondo magico totalmente nuovo in cui potevo viaggiare e insieme sono tipo morto dentro, rendendomi conto dei limiti inutili che mi ero posto fino a quel momento.
Insomma, in quell’istante mi sono sentito cresciuto. Perché non solo avevo trovato un posto dove poter assorbire informazioni, cose, ma insieme avevo anche scoperto i miei nuovi nitidi obiettivi: volevo fare quelle robe fighe lì anche io, c***o! Ero invidioso e non lo accettavo, avevo i miei “rivali” davanti, tutti, e da loro sarei dovuto partire. E insieme a questo ho capito come tramutare in ispirazioni anche tutti quegli altri input che la vita mi dava: film, libri, piante, animali, spazzolini (adoro gli spazzolini matti), l’arte, la cucina.. Tutto, qualsiasi cosa!
La mia consapevolezza è arrivata quando ho capito che semplicemente non puoi inventarti tutto di sana pianta e se lo stai facendo vuol dire che con buona probabilità stai sbagliando qualcosa, il mio passaggio dal sentirsi designer ad iniziare ad essere designer.
È stato il momento il cui ho capito che il design è evoluzione: non si crea, si trasforma (daje de Lavoisier!) e tutti a modo nostro siamo coinvolti, ispirandoci a vicenda con le nostre cosette, seppur microscopiche, in questo straordinario cerchio evolutivo, Simba.
E a me sta cosa, non so che dirvi, mi fa impazzire.
Ps. Free Comic Sans!
— Giuliano
Lunedì fuori un nuovo episodio di Caffè Design 20XX su Spotify qui qui → bit.ly/caffedesign
FASE 9 - CONSAPEVOLEZZA 👁
Shots: Donatwins
3D: Raffaele Micillo Artwork