13/10/2022
(✏️ Chiara Sandrucci) «Nessuno sa se il futuro sarà nel metaverso, ma intanto sono molto soddisfatto di aver sperimentato la discussione della mia tesi di laurea in questo universo parallelo». All’uscita dalla sala del Campus Einaudi, Edoardo Di Pietro, senese di Colle Val d’Elsa, 25 anni, sembrava un neo laureato del corso di studi magistrale in Comunicazione, ICT e Media come gli altri. Corona d’alloro in testa, tesi in mano. Eppure è stato il primo studente in Italia e forse nel mondo a laurearsi anche nel metaverso, con il suo avatar in azione in una sala virtuale allestita sulla piattaforma Spatial.io. Una laurea in due mondi paralleli. «L’ho fatto perché la mia stessa tesi riguarda il metaverso, ma anche perché volevo che potesse partecipare il resto della famiglia dalla Toscana, gli amici e la fidanzata che si trova in Giappone».
Ormai le tesi si discutono in presenza, ma le regole dell’Università per le lauree limitano ancora il pubblico ad un massimo di 4 persone. Nella realtà fisica sono stati ammessi soltanto i genitori e il fratello. I suoi stessi compagni di corso non sono potuti entrare, ma lo hanno fatto nel metaverso. «Ci ha mandato l’invito e noi abbiamo creato l’avatar a nostra somiglianza con la fotocamera, non è stato difficile», spiegavano gli studenti seguendo da fuori con il portatile in mano. «Per lui è risultato un po’ più complicato perché ha dovuto gestire la presentazione sia dal vivo che nello spazio virtuale». Cuffiette, microfono e videocamera accesi, Edoardo ha cambiato le slide anche nel metaverso con il computer. Ma senza ricorrere ad un visore o altri sensori. «È molto meglio rispetto alle piattaforme di videoconferenza online a cui siamo abituati, la partecipazione con l’avatar garantisce un maggior senso di presenza», ha spiegato Edoardo. Leggi l'articolo completo sul Corriere 👉