31/08/2026
Nella foto in alto a destra sono più giovane, i capelli ancora scuri. Dietro di me un'aula di scuola primaria a Varese, bambini che si muovono tra i banchi, due monitor accesi.
Nella foto a sinistra è in basso siamo fuori dal mio garage/laboratorio, otto ragazzi tengono in mano un attestato, in fila davanti a computer con lo schermo che dice "reuse reduce". In mezzo, anni di corsi che nessuna scuola propone da sola, e che io continuo a portare avanti perché qualcuno deve farlo.
Insegno ad assemblare pc. Sembra un dettaglio tecnico, e invece non lo è mai stato.
Con i più piccoli, quelli delle primarie, il valore è l'orientamento. Un bambino che smonta un case per la prima volta scopre, senza saperlo, se quel mondo gli piace o no. È una scelta che a dieci anni nessuno chiede di fare consapevolmente, e che io provo comunque a rendere possibile.
Con i più grandi, quelli delle secondarie, il laboratorio si affianca a quello che già studiano.
Non lo sostituisce. Lo completa.
La teoria prende forma tra le mani, in un pomeriggio, davanti a un tavolo pieno di case aperti.
Dietro entrambi i percorsi c'è una domanda che faccio da anni e a cui ho trovato una risposta pratica: cosa succede ai milioni di dispositivi che ogni anno vengono dismessi?
La maggior parte finisce per pesare sull'ambiente e sulle risorse. Una parte, quella che passa dalle mie mani e da quelle dei ragazzi che formo, torna a scuola. Non come discorso teorico sulla sostenibilità. Come computer vero, funzionante, a costo zero per l'istituto che lo riceve.
Le scuole che scelgono questa strada ottengono due cose insieme, senza doverne scegliere una: un'esperienza educativa che nessun libro di testo offre, e un rinnovo del parco macchine che altrimenti richiederebbe un budget che spesso non c'è.
Guardo ancora la foto degli otto ragazzi con l'attestato in mano. Non hanno solo imparato a mo***re un pc. Hanno imparato che un oggetto che sembrava da buttare può ripartire, se qualcuno si prende il tempo di insegnare come si fa.
Se sei un insegnante, un genitore o un dirigente e vuoi saperne di più, scrivimi.
Massimiliano De Cinque