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SeeSaw - everchanging Sei un’azienda, un professionista o un ente. Hai deciso di rendere il tuo lavoro più produttivo, più agile, più evoluto. Noi ti aiutiamo ad arrivarci.

Pensi che la tecnologia possa farti raggiungere nuovi traguardi. Benvenuto in Seesaw. Ma chi sono questi di Seesaw? Se ti sei posto questa domanda, dedica due minuti a leggere la nostra pagina About us. È il modo giusto per capire se guardiamo con gli stessi occhi all'innovazione tecnologica nel mondo del lavoro. Scoprici su: https://seesaw.it/about-us.html

C'è un patrimonio che le case di moda costruiscono quasi senza accorgersene: l'archivio dei redazionali, cioè tutte le v...
16/06/2026

C'è un patrimonio che le case di moda costruiscono quasi senza accorgersene: l'archivio dei redazionali, cioè tutte le volte in cui il loro lavoro è finito su una rivista, in una sfilata raccontata, in uno scatto. Per Missoni, casa fondata nel 1953, quel patrimonio era cresciuto per decenni fino al 2018 dentro faldoni di carta e dischi DVD, difficili da consultare e destinati a rovinarsi con il tempo.

Il problema, prima che tecnico, era di accesso: un valore enorme che nessuno riusciva davvero a usare.

Abbiamo cominciato come sempre, ascoltando chi quell'archivio lo gestiva, e poi abbiamo costruito una piattaforma capace di importare automaticamente decine di migliaia di immagini l'anno e di catalogarle con i dati giusti per ritrovarle. La rassegna stampa, prima compilata a mano, oggi si aggiorna da sola, e di recente l'archivio ha iniziato ad accogliere anche i contenuti dai social del brand.

Quello che era un magazzino di carta è tornato a essere quello che doveva: una memoria viva, consultabile in tempo reale da chi ne ha bisogno.

Siamo sempre contenti quando un cliente spende buone parole sulla collaborazione con noi. Ma soprattutto siamo contenti ...
11/06/2026

Siamo sempre contenti quando un cliente spende buone parole sulla collaborazione con noi. Ma soprattutto siamo contenti di vedere l'impatto che il nostro lavoro ha nel day by day di chi utilizza le soluzioni che progettiamo!

Oggi portiamo la testimonianza del nostro impatto nella collaborazione con Missoni, per cui abbiamo ristrutturato l'archivio dei redazionali.

Sembra un gioco di parole, e invece è il modo più preciso che abbiamo per raccontare il nostro lavoro.Da quando esistiam...
09/06/2026

Sembra un gioco di parole, e invece è il modo più preciso che abbiamo per raccontare il nostro lavoro.

Da quando esistiamo, l'unica costante è stata la voglia di imparare nuovi strumenti e di guardare i problemi da un'angolazione che prima non vedevamo. Ogni anno rimettiamo in discussione il modo in cui facevamo le cose in quello precedente.

Il mondo del software cambia in fretta, a volte troppo. C'è chi lo vive come una rincorsa affannosa. Noi, fin dall'inizio, abbiamo scelto di starci dentro in un altro modo, lasciandoci incuriosire da quello che ancora non conosciamo invece di temerlo.

Ever-changing, per noi, è semplicemente la cosa che ci riesce meglio.

"Vibe coding" è la parola dell'anno 2025 per il Collins Dictionary. 📖Indica la pratica di scrivere software dialogando c...
04/06/2026

"Vibe coding" è la parola dell'anno 2025 per il Collins Dictionary. 📖

Indica la pratica di scrivere software dialogando con un'intelligenza artificiale in linguaggio naturale, descrivendo cosa si vuole invece di programmarlo riga per riga. Il termine, coniato da Andrej Karpathy, racconta bene un anno in cui costruire software è sembrato alla portata di chiunque. 🤙

C'è però un dato che vale la pena tenere presente, accanto all'entusiasmo. Il report GenAI Code Security 2025 di Veracode, costruito analizzando oltre 100 modelli linguistici su 80 attività di programmazione, ha rilevato che il 45% del codice generato dall'AI contiene vulnerabilità di sicurezza. Per alcuni linguaggi il quadro peggiora: in Java la quota di codice non sicuro arriva al 72%. 🤖

L'AI il codice lo scrive eccome, e spesso funziona. Quello che la cronaca dell'ultimo anno ci ricorda è che scrivere codice e costruire software solido restano due mestieri diversi. La sicurezza, e le scelte che reggono negli anni, hanno ancora bisogno di qualcuno che le pensi.

Fonti: Collins Dictionary, report Veracode 2025, Fast Company.

Capita più spesso di quanto si creda: un prodotto viene disegnato fino all'ultimo dettaglio, arriva sulla scrivania di c...
02/06/2026

Capita più spesso di quanto si creda: un prodotto viene disegnato fino all'ultimo dettaglio, arriva sulla scrivania di chi deve costruirlo, e solo lì si scopre che metà di quelle idee, dal lato tecnico, prendono strade molto più complicate del previsto. Si torna indietro a ridisegnare, e intanto si perde tempo. Tutto perché due mestieri che dovrebbero parlarsi hanno lavorato uno dopo l'altro.

La settimana scorsa abbiamo passato due giorni fianco a fianco con i designer di Giallocobalto e weLaika, e si è visto subito quanto cambi rovesciare quell'ordine. Quando chi scrive il codice è nella stanza fin dall'inizio, le domande sulla fattibilità arrivano mentre l'idea prende forma. Aiutano a scegliere, e costringono tutti a essere più precisi su cosa serve davvero.

Funziona anche nell'altro senso. Avere un designer accanto tiene lo sviluppo ancorato alla domanda che conta di più, quella su cosa cambierà per le persone che useranno il prodotto.

Sulla carta sembra ovvio. Nella pratica di tutti i giorni, è una delle cose più difficili da far accadere.

📖 Se vi capita di commissionare o progettare un software in questo periodo, tenete A Philosophy of Software Design di Jo...
28/05/2026

📖 Se vi capita di commissionare o progettare un software in questo periodo, tenete A Philosophy of Software Design di John Ousterhout a portata di mano.

È un libro breve, e questa è già una dichiarazione d'intenti: Ousterhout sostiene che la complessità è il vero nemico del software, e che ogni decisione di design andrebbe valutata in base al lavoro mentale che richiede a chi quel codice lo dovrà leggere e modificare fra due anni. 💡

La lezione funziona anche fuori dal codice. Vale per i processi che si disegnano dentro le aziende, per le interfacce che si mostrano agli utenti, per i documenti che si scrivono ai clienti, persino per le riunioni che si organizzano.

Più una soluzione richiede di essere spiegata, meno è una buona soluzione. Ousterhout lo dice con una formula asciutta: "Complexity is anything related to the structure of a software system that makes it hard to understand and modify".
Definizione breve, applicazioni estese.

Il Club Alpino Italiano ha 500 sezioni sparse in tutta Italia, ognuna con una propria storia e una propria autonomia di ...
26/05/2026

Il Club Alpino Italiano ha 500 sezioni sparse in tutta Italia, ognuna con una propria storia e una propria autonomia di gestione.

Per decenni questo ha significato che anche un'operazione banale come il tesseramento di un socio viveva in tante versioni diverse, con una contabilità da gestire spesso a mano, scarsa integrazione con le assicurazioni, e code lunghe in sede a ogni rinnovo.

Il progetto che ci è stato affidato partiva da questa realtà più organizzativa che tecnica. Prima ancora di pensare all'architettura software, abbiamo passato diverse settimane a parlare con i tesserieri delle sezioni, a capire come lavoravano, cosa volevano mantenere del vecchio sistema e cosa erano pronti a cambiare. Solo dopo, insieme al team CAI, abbiamo disegnato una piattaforma modulare capace di rispettare le peculiarità locali dentro una logica unica nazionale.

Il risultato, oggi, si lascia riassumere in numeri: tempi di coda ridotti del 70%, monitoraggio in tempo reale degli associati, attivazione automatica delle coperture assicurative, business intelligence sui dati raccolti.

Nel nostro mestiere si discute molto di strumenti e molto meno di principi. Eppure chi sceglie di commissionare un softw...
21/05/2026

Nel nostro mestiere si discute molto di strumenti e molto meno di principi.

Eppure chi sceglie di commissionare un software lo fa quasi sempre perché vuole risolvere un problema concreto, non perché gli interessi il framework adottato.

Vale la pena chiedersi cosa renda un progetto, al di là degli aspetti tecnici, davvero riuscito.

Uno dei punti di contatto fra utente e interfaccia, sembra banale dirlo, è il copy. Il testo può guidare lo sguardo dei visitatori o può essere un labirinto in cui perdere facilmente la via.

La gerarchia in questo caso, può essere il nostro filo di Arianna, vediamo come!

Un paio di settimane fa a Rubycon si è parlato molto di Ruby on Rails, e vale la pena spenderci due parole anche qui, in...
19/05/2026

Un paio di settimane fa a Rubycon si è parlato molto di Ruby on Rails, e vale la pena spenderci due parole anche qui, inaugurando una rubrica in cui parleremo più da vicino dei nostri "ferri del mestiere".

Rails nasce nel 2004, ha vent'anni di iterazioni alle spalle, e continua a essere una scelta sensata per un tipo di problema molto specifico: costruire applicazioni web complesse, mantenibili nel tempo, dove il costo di sviluppo futuro conta quanto quello iniziale.

Non è un framework alla moda e questo, nel 2026, è quasi un pregio. La sua forza non sta tanto nella velocità di sviluppo di cui si parla sempre, quanto nel fatto che il codice scritto oggi con Rails può essere letto, capito e modificato da qualcun altro fra tre anni senza dover essere riscritto da capo.

Per i sistemi che devono durare (gestionali, piattaforme editoriali, e-commerce strutturati) questa caratteristica vale più di qualunque hype, e lo sanno bene realtà come Shopify, GitHub e Basecamp, che da anni fanno girare interi business su Rails.

L'83% delle PMI italiane fatica ad adottare gli strumenti digitali. Lo dice l'Osservatorio Innovazione Digitale nelle PM...
14/05/2026

L'83% delle PMI italiane fatica ad adottare gli strumenti digitali. Lo dice l'Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano, ed è un numero che merita di essere letto senza minimizzare.

Le cause segnalate dalle imprese si sovrappongono fra loro. Il 59% indica la mancanza di competenze specializzate, il 44% una carenza culturale più ampia, il 40% i costi di sistemi e manutenzione. Messi insieme, i tre dati disegnano una fotografia precisa: il problema della trasformazione digitale ha smesso da un po' di riguardare la disponibilità degli strumenti, e riguarda ormai la capacità di messa a terra dentro organizzazioni che non sono state pensate per accoglierli.

Una ragione in più, forse, per tornare ad affrontare il digitale partendo dal problema prima che dallo strumento, coinvolgendo le persone prima di firmare una licenza, e accettando che l'adozione di un buon software resta sempre, in fondo, un percorso di implementazione e accompagnamento fatto insieme al cliente. 🤝

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