13/04/2026
OpenAI ha pubblicato un documento intitolato "Industrial Policy for the Intelligence Age: Ideas to Keep People First", in cui suggerisce al governo americano una serie di politiche fiscali, lavorative e sociali per gestire l'impatto delle intelligenze artificiali sulla società. Il documento assume un peso specifico considerando che, lo scorso 20 marzo, la Casa Bianca ha presentato al Congresso un quadro legislativo nazionale sull'IA, aprendo un dibattito che sta dividendo sia la Camera dei rappresentanti sia il Senato.
Tra le proposte principali figura la creazione di un fondo pubblico nazionale, finanziato in parte dalle aziende IA, sul modello dell'Alaska Permanent Fund: un fondo sovrano istituito nel 1976 per redistribuire ai cittadini parte dei proventi petroliferi, una somma che per il 2026 ammonta a mille dollari l'anno. OpenAI auspica inoltre uno spostamento del carico fiscale dal lavoro al capitale, con imposte più elevate sui redditi societari e sui rendimenti legati all'IA, e una settimana lavorativa di quattro giorni senza riduzioni salariali.
Il paradosso è evidente: OpenAI è l'azienda che sviluppa le tecnologie di cui enumera i pericoli. Proporsi come protagonista nella definizione delle soluzioni appare, nel migliore dei casi, una strategia per modellare la regolamentazione prima che questa imponga norme sgradite. Va considerato che OpenAI si prepara a una IPO, ha chiuso un round di finanziamento privato da 122 miliardi di dollari e ha acquisito un talk show per esercitare un controllo sulla narrazione mediatica del fenomeno. Il documento non chiarisce con quale legittimità le IA possano essere governate da chi ha il maggiore interesse economico a svilupparle in modo pressoché incontrollato.
L'articolo di Giuditta Mosca è su italian.tech