27/09/2025
La diocesi di Monreale ha scelto di mettere i giovani e la cura del creato al centro del proprio cammino pastorale. In occasione del Tempo del Creato, iniziativa promossa dall’Arcidiocesi di Monreale, in sinergia con l’Assessorato Regionale delle Attività Produttive e il Comune di Corleone, che si svolgerà presso il Santuario della Madonna di Tagliavia nei giorni 2-3-4 ottobre, l’Arcivescovo monsignor Gualtiero Isacchi sottolinea come questa iniziativa nasca dall’incontro tra Chiesa, istituzioni e imprese, con un obiettivo chiaro: “Un compito che la Chiesa ha è quello di creare connessioni. I tre temi fondamentali sono: legalità-giustizia, pace e creato. Questa iniziativa è la prima di tre che quest’anno diventa un momento di incontro e di collaborazione con diverse istituzioni, con chi ha a cuore questo tema”.
Il progetto prende forma da un dialogo con la Regione Siciliana, in particolare con gli assessorati alle Attività produttive e all’Agricoltura. “Abbiamo trovato persone straordinarie con le quali abbiamo iniziato a pensare come coinvolgere le attività produttive e farle conoscere ai giovani. L’idea è proprio quella di aiutarli a farsi carico del creato, a sentirsi responsabili di questa casa che ci è stata affidata, alla luce della ‘Laudato Sì’ di Papa Francesco”.
Il vescovo cita anche don Pino Puglisi come riferimento spirituale: “Io non sono siciliano, ma lessi un suo libro nel 1997, dove diceva che bisogna ripartire dai bambini perché con gli adulti è tempo perso. Fu un’espressione che mi lasciò basito. Poi, sono venuto qui è mi sono reso conto che c’è un peso culturale, un modo di porsi di fronte alla realtà soprattutto negli adulti che li rende resistenti al cambiamento, che li rende resistenti alla capacità di accogliere la bellezza di questa terra, mentre nei giovani c’è ancora un desiderio”.
A rendere possibile questo percorso è anche la sinergia con il mondo delle imprese e del terzo settore: “Il fondamento principale è l’incontro dell’umano, la stima reciproca. La speranza per me è data proprio dall’incontro con persone che hanno tutti un nome e un cognome. In un territorio segnato dalla diffidenza, dobbiamo curare l’attenzione alla relazion