21/02/2026
Oggi non celebriamo soltanto un compleanno.
Celebriamo una visione.
Mario D’Urbano è stato, ed è, un architetto capace di anticipare il tempo. Un innovatore autentico che, partendo da Pescara, ha inciso per oltre trent’anni un segno profondo nel modo di concepire lo spazio, sia nel residenziale che nel commerciale, riscrivendo linguaggi e funzioni, destrutturando convenzioni, imponendo un’estetica che non era mai fine a sé stessa ma sempre funzionale, narrativa, identitaria.
In un’epoca in cui l’architettura commerciale era ancora prigioniera di schemi ripetitivi e rassicuranti, lui immaginava esperienze. Disegnava luoghi prima ancora che superfici. Pensava in termini di percorso, di luce, di relazione tra persone e ambienti. E lo faceva con quella lucidità visionaria che appartiene solo a chi non teme di essere in anticipo.
Noi di Studio Alice lo abbiamo incontrato 28 anni fa.
Eravamo una giovane agenzia, animata da un’ambizione quasi temeraria: rivoluzionare il linguaggio della comunicazione.
Fu lui a sceglierci per raccontare “Mediterranea”, le residenze sul mare nate dal sogno "dell'imprenditore gentile" Denio Di Carlo.
Non fu solo un incarico professionale: fu un atto di fiducia. Un’investitura.
Da lì iniziò un cammino condiviso, fatto di progetti che oggi sono capitoli di una storia importante: Challenge, format di articoli sportivi rivoluzionario per concezione architettonica e retail experience; Tesoromio, il primo concept bimbo/mamma d'italia, la grande Vemac della famiglia Di Luzio, Landini Sport in Lombardia, gli store ed il palazzetto GO Infoteam, le gioiellerie Marinelli, la catena di negozi di telefonia Di Tieri - la più grande in tutta Italia, Playsport, Isidoro Gallery, Jominsky Sport a Roma.
E poi i negozi Murphy & Nye e Sixty in tutto il mondo, i negozi Benetton, i concept store lanciati da Gianni Santomo (che per porte avevano dei distributori di jeans...) e il primo UCB d'Italia (nato a Pescara) che ci permise di collaborare con Oliviero Toscani.
Ogni progetto era una sfida alla consuetudine, una dichiarazione di indipendenza rispetto alla mediocrità del già visto.
Quanti chilometri abbiamo percorso insieme.
Quante riunioni infinite, cantieri, sopralluoghi, viaggi, confronti serrati.
E quante volte abbiamo scelto la strada più difficile, quella che andava contro la convenzionalità dominante, contro l’inerzia culturale di un tempo che non era ancora pronto. Eppure abbiamo vinto. Con le idee. Con il rigore. Con il coraggio.
Nel suo studio, insieme agli architetti Anna Tamantini e Alessandro Cognigni, Mario ha costruito non soltanto edifici e format commerciali, ma una vera officina di pensiero. Un laboratorio di progettazione in cui estetica, funzione e strategia dialogavano con rara coerenza.
E forse è paradossale che una figura così determinante sia stata, e sia ancora, poco celebrata. Ha dato moltissimo a questa regione, e non solo. Ha lasciato tracce nel mondo, in città lontane, in brand internazionali, in generazioni di professionisti che hanno guardato ai suoi lavori come a un punto di riferimento. Eppure ha sempre preferito il fare al raccontarsi, il progetto alla ribalta.
Per noi non è stato soltanto un grande architetto.
È stato un fratello maggiore. Un mentore discreto. Un alleato nelle battaglie creative. Colui che, scegliendoci quando eravamo giovani e affamati di futuro, ci ha aiutato ad affermarci, a credere che anche da qui si potesse pensare in grande.
Oggi, nel giorno del suo compleanno, vogliamo dirgli grazie.
Per la fiducia di allora.
Per la libertà che ci ha insegnato a pretendere.
Per aver dimostrato che l’architettura non è solo costruzione, ma cultura.
Non è solo spazio, ma visione.
Auguri, Architetto.
Che il tempo continui a trovarti sempre un passo avanti.