03/09/2026
Il medico competente aveva stabilito che non poteva lavorare in quota. Eppure quel lavoratore si è trovato in altezza, dove ha perso la vita dopo una caduta.
La Cassazione, con la sentenza n. 17876/2026, riporta l’attenzione su un aspetto fondamentale della sicurezza sul lavoro: possedere un’informazione non significa aver prevenuto il rischio.
Un giudizio di inidoneità acquista reale valore soltanto quando viene trasformato in una decisione organizzativa capace di incidere sull’assegnazione delle mansioni, sulla composizione delle squadre e sulla vigilanza esercitata durante il lavoro.
La vicenda pone quindi una domanda che riguarda imprese, datori di lavoro, preposti e professionisti della prevenzione:
come può un’organizzazione conoscere una condizione di rischio e, nonostante questo, non riuscire a impedirne l’esposizione?
Su Albatros News analizziamo la sentenza andando oltre il singolo caso giudiziario, per comprendere il confine tra sicurezza documentata e sicurezza realmente praticata.
📖 Buona lettura.
La Cassazione conferma le responsabilità del datore di lavoro e del preposto per la morte di un lavoratore dichiarato inidoneo ai lavori in quota. La