29/09/2022
VIVERE...
"La vita è ciò che ti capita mentre sei impegnato in altri progetti", era un verso scritto da un tizio famoso, uno a cui avevano sparato davanti alla porta di casa.
Scriveva belle canzoni, quel tizio, e credo proprio che mentre veniva colpito a morte per mano di un pazzo, avesse anche lui altri progetti per la testa.
Già, perché morire non è affatto un progetto, ma un inevitabile passaggio che ci tocca affrontare.
Abbiamo dormito insieme per più di mezzo secolo, respirato dallo stesso metro cubo d'aria, pianto e gioito insieme per un numero enorme di minuti, figuriamoci di secondi!
Vorrei che lui sorridesse più spesso, perlomeno quando è felice, ma sembra proprio che non ne sia capace.
Ricordo il giorno in cui ho messo al mondo il nostro primo figlio, che poi è stato anche l'ultimo, e ricordo anche il giorno in cui siamo stati costretti a piangere la sua prematura dipartita.
Sulla faccia di mio marito c'era "sempre la stessa faccia", come se fosse vittima di un maleficio, condannato a non cambiare mai espressione, nel bene e nel male.
Io quel giorno ho pianto, intendo quello in cui nostro figlio è stato richiamato "dall'altra parte".
Perché una mamma non può non piangere in situazioni del genere, nemmeno un babbo per la verità.
Ma lui, l'uomo al quale ho giurato fedeltà eterna, sembra non poter piangere né sorridere.
Mio marito è un'istantanea imprigionata in un frazione di secondo del passato.
Io, nonostante tutto, continuo a sorridere della vita, di quel poco che ci è rimasto, come bere una tazza di caffè seduta sul divano, dopo aver pranzato o cenato, davanti alla tv, oppure immersa nel silenzio di una casa che non sembra nemmeno in in grado di sussurrare i nostri nomi.
Lui, nonostante tutto, continua a evitare la vita, restio persino a respirare, con le dita delle mani intrecciate come se stesse pregando un Dio con cui sono certa non ha più nulla a che spartire.
Prima o poi la sua tazzina, in equilibrio sul bracciolo del divano, cadrà in terra, ma lui non se la prenderà granché.
Magari si concederà un'alzata di spalle e un sospiro.
Io gli sfiorerò la coscia con una mano e gli dirò che va tutto bene, che quella tazzina era destinata proprio a quello, a lasciarsi andare una volta per tutte.
Lui non dirà nulla, probabilmente stringerà ancora più forte le dita delle mani e sbufferà come una vecchia locomotiva a vapore.
Vivere riesce ancora a divertirmi.
Nonostante io sia una vecchietta in carne con i capelli rosa e lui un brontolone che non brontola mai.
Vivere è ancora un dovere che devo a me stessa.
E lo farò fino in fondo.
(Illustrazione by Pete McKee)
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