12/03/2024
Se i leghisti sapessero leggere 🤢🍋
Nel saggio "Nord e Sud", Francesco Saverio Nitti rileva che, al momento dell'introduzione della lira, nel Regno delle Due Sicilie furono ritirate 443,3 milioni di monete di vario conio, di cui 424 milioni d'argento, pari al 65,7% di tutte le monete circolanti nella pen*sola.
L'economista Antonio Scialoja riconobbe che questa enorme quantità di monete d'argento fu coniata dalla Zecca di Napoli principalmente in seguito alla crescita delle esportazioni delle Due Sicilie avvenuta negli anni cinquanta dell'Ottocento, in quanto per espressa volontà dei governi borbonici in tutte le operazioni commerciali dovevano circolare monete di metallo prezioso, come previsto dalla dottrina del mercantilismo.
(...) Nitti in sintesi così descriveva la situazione finanziaria delle Due Sicilie nel 1860:
« Nel 1860 la situazione del Regno delle Due Sicilie, di fronte agli altri stati della pen*sola, era la seguente, data la sua ricchezza e il numero dei suoi abitanti:
1. Le imposte erano inferiori a quelle degli altri stati.
2. I beni demaniali ed i beni ecclesiastici rappresentavano una ricchezza enorme, e, nel loro insieme, superavano i beni, della stessa natura, posseduti dagli altri stati.
3. Il debito pubblico, era quattro volte inferiore a quello del Piemonte, e di molto inferiore a quello della Toscana.
4. Il numero degli impiegati, calcolando sulla base delle pensioni nel 1860, era di metà che in Toscana e di quasi metà che nel Regno di Sardegna.
5. La quantità di moneta metallica circolante, ritirata più tardi dalla circolazione dello Stato, era in cifra assoluta due volte superiore a quella di tutti gli altri Stati della pen*sola uniti insieme. »
Per leggere il libro: http://bd.fondazionegramsci.org/bookreader/libri/questione_meridionale_171.html /1/mode/1up