ICT - Information and Comunications Technology

ICT - Information and Comunications Technology Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di ICT - Information and Comunications Technology, Azienda di informatica, Via Fabrizio Pinto, Salerno.
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Pagina informativa sia su tecnologie software ed hardware vecchie, attuali, nuove e prototipali, sia su bugs ed infezioni, sia sulle nuove tipologie di imprese, sia su analisi e statistiche di mercato, sia su opere proprie (progetti, libri, software...)

Un precedente storico che intreccia ambiti religiosi, informatici e di diritto del lavoro è appena emerso negli Stati Un...
10/06/2026

Un precedente storico che intreccia ambiti religiosi, informatici e di diritto del lavoro è appena emerso negli Stati Uniti e potrebbe segnare un cambio di rotta nel rapporto tra aziende e Intelligenza Artificiale. Erin Maus, ingegnera informatica di 34 anni impiegata presso una società tecnologica del North Carolina, ha infatti ottenuto dal suo datore di lavoro un’esenzione formale dall’uso dell’IA durante le sue attività quotidiane. Potrà dunque continuare a scrivere codice manualmente, senza ricorrere agli strumenti generativi introdotti dall’azienda.
La richiesta era stata presentata ad aprile ed è stata approvata a metà maggio, ma la notizia è emersa solo ora, confermata da “Business Insider”, che dichiara di aver visionato direttamente l’email aziendale. Prima di procedere, Maus aveva consultato un avvocato specializzato in diritto del lavoro e un ministro locale, che le avrebbero confermato la piena legittimità della domanda, rientrante nei diritti federali sulle esenzioni religiose.
La motivazione addotta è infatti di natura religiosa: Maus appartiene alla comunità “unitariana universalista”, una tradizione pluralista fondata sul rispetto della dignità individuale, che -secondo la sua interpretazione- sarebbe incompatibile con l’uso dell’IA. A sostegno della richiesta, ha inoltre citato preoccupazioni etiche e ambientali, sostenendo che il suo lavoro non subisce rallentamenti significativi operando senza strumenti generativi.
Il caso riapre un dibattito già acceso attorno all’IA, su cui anche Papa Francesco aveva espresso forti riserve nel documento "Antiqua et nova" (vedasi art. del 30 gennaio 2025). La vicenda ha attirato l’attenzione di giuristi ed esperti di diritto del lavoro, che intravedono la possibilità che i dipendenti possano invocare la religione come strumento di tutela contro l’adozione forzata dell’IA, una tecnologia che, come noto, sta contribuendo alla riduzione del personale in molte aziende, garantendo alle stesse costi inferiori e maggiore produttività.
La situazione apre però un paradosso: l’azienda rischia di diventare “dipendente” dal dipendente, che può rivendicare il diritto di seguire convinzioni personali anche quando contrastano con le direttive operative. A questo punto, soprattutto per una PMI (Piccola e Media Impresa), la domanda diventa cruciale: come comportarsi in fase di assunzione?
Richiedere informazioni sul credo religioso, pur sapendo che una conversione può avvenire anche dopo l’ingresso in azienda, oppure evitare del tutto nuove assunzioni, puntando su abbonamenti a servizi di IA avanzata e robot sempre più autonomi, privi di esigenze umane e operativi 24 ore su 24? 🤔

Una gestione tardiva di un problema che coinvolge i consumatori può costare molto cara. È il caso di “Nintendo”, multata...
09/06/2026

Una gestione tardiva di un problema che coinvolge i consumatori può costare molto cara. È il caso di “Nintendo”, multata dall’ente francese “DGCCRF” (“General Directorate for Competition, Consumer Affairs and Fraud Control”) per aver affrontato in modo inadeguato un difetto dei “Joy-Con” di “Nintendo Switch”, costringendo di fatto diversi utenti ad acquistare controller compatibili di terze parti per continuare a giocare.
La sanzione, pari a circa 35 milioni di euro, riguarda le tempistiche con cui l’azienda ha informato il pubblico. “Nintendo” era perfettamente consapevole già nel 2018 che una serie di “Joy‑Con” smetteva di funzionare durante le sessioni di gioco, ma solo nel 2020 ha pubblicato una comunicazione ufficiale sul problema, mentre per una soluzione concreta si è dovuto attendere il 2023.
Nella nota del “DGCCRF” si legge infatti che “questa comunicazione tardiva e frammentata si è concentrata sul problema tecnico che rende certi controller del Nintendo Switch non reattivi”.
Secondo l’ente, ciò avrebbe dissuaso molti consumatori dal rivolgersi al servizio post-vendita di “Nintendo”, spingendoli invece a riacquistare nuovi controller. Per questo motivo, lo “SNE” della “DGCCRF” ha trasmesso nel 2025 al procuratore della “Repubblica di Nanterre” le conclusioni delle sue indagini, ritenendo configurato il reato di “pratica commerciale ingannevole”.
L’azienda nipponica, nonostante nel 2023 avesse assunto davanti alla Commissione Europea l’impegno di garantire la riparazione gratuita dei controller difettosi anche oltre la garanzia legale, non sembra intenzionata a presentare appello. Gli utenti devono comunque inoltrare le richieste direttamente tramite il sito ufficiale del colosso.
La multa riguarda esclusivamente i consumatori francesi, ma non è escluso che altri Paesi possano decidere di seguire la stessa strada, soprattutto se “Nintendo” sceglierà di pagare senza contestazioni. 🎮💰💸

La storica -ormai esclusivamente “software house”- “Sega” è riuscita a tornare al centro dell’attenzione come ai suoi an...
08/06/2026

La storica -ormai esclusivamente “software house”- “Sega” è riuscita a tornare al centro dell’attenzione come ai suoi anni d’oro, quelli dei mitici anni ’90. Era il 1993 quando lanciò uno dei videogiochi più iconici e innovativi di sempre, un titolo che avrebbe influenzato l’intero genere dei picchiaduro e ispirato serie come “Tekken”, “Toshinden”, “Soul Blade”, “Dead or Alive”, “Bloody Roar” e molte altre.
Gli appassionati avranno già capito che si parla di “Virtua Fighter”, uno dei primi giochi di combattimento sviluppato con grafica poligonale tridimensionale. Un’opera pionieristica: movimenti realistici, stili di lotta autentici, assenza di “fireball” o arti allungabili -da qui l’idea del titolo richiamante un combattente “virtualmente reale”- e l’introduzione del celebre “ring out”, che permetteva di vincere l’incontro spingendo l’avversario fuori dal ring.
La serie, pur rimanendo di nicchia rispetto ai colossi del settore, ha sempre mantenuto un seguito fedele. Ora però la nuova iterazione, “Virtua Fighter Crossroads”, sviluppata insieme a “RGG Studio”, potrebbe riportare “Sega” sotto i riflettori. Non esiste ancora una data ufficiale di uscita -le indiscrezioni parlano del 2027- ma il titolo sta già facendo rumore dopo la presentazione del trailer completo al “Summer Game Fest Live 2026” (5-8 giugno). Il motivo? Rompe gli schemi del genere e si trasforma in un “fighting adventure”, un “action-adventure” in cui i protagonisti affrontano combattimenti corpo a corpo tipici della saga, ma anche gruppi di avversari contemporaneamente, seguendo percorsi e scenari realistici come in un vero film d’azione.
L’ambientazione, la città fittizia del Sud-Est asiatico “Vilasapara”, è costruita con grande cura e riproduce fedelmente l’estetica dei quartieri tipici dell’area, rendendo l’esperienza visivamente molto credibile.
Non mancheranno la classica modalità “Versus”, né le combo ad alto danno, probabilmente per non alienare i fan storici. Allo stesso tempo, però, “Sega” tenta una strada nuova che potrebbe rivoluzionare il genere, proprio come accadde negli anni ’90.
Restano invece sconosciuti i requisiti hardware minimi e le piattaforme ufficiali. Le ipotesi più accreditate parlano di una pubblicazione multipiattaforma: PC (“Steam”), “PlayStation 5”, “Xbox Series X|S” e persino “Nintendo Switch 2”. 🎮🤼‍♂️

Con la pubblicazione delle specifiche “AV2 1.0.0”, l’“Alliance for Open Media” ha ufficialmente inaugurato la nuova gene...
05/06/2026

Con la pubblicazione delle specifiche “AV2 1.0.0”, l’“Alliance for Open Media” ha ufficialmente inaugurato la nuova generazione dei codec video royalty‑free. Secondo le valutazioni del consorzio, “AV2” promette un risparmio di banda tra il 30% e il 34% a parità di qualità rispetto ad “AV1”, un salto che potrebbe rivoluzionare la distribuzione di contenuti 4K, 8K e HDR, ma c’è un rovescio della medaglia: la complessità computazionale è circa cinque volte superiore rispetto al già impegnativo “AV1”.
È in questo scenario che entra in gioco “dav2d”, il nuovo decoder software sviluppato dalla comunità “VideoLAN” e presentato da Jean‑Baptiste Kempf. Un progetto che nasce con un obiettivo chiaro: rendere “AV2” realmente utilizzabile, molto prima che l’hardware dedicato arrivi sul mercato.
Il nuovo codec introduce strumenti avanzati di predizione, partizionamento più flessibile e un “entropy coding” aggiornato. Il risultato è un’efficienza di compressione senza precedenti, che potrebbe ridurre drasticamente i costi di distribuzione per i colossi dello streaming.
Tuttavia, la decodifica software è oggi impraticabile sulla maggior parte delle CPU: la potenza richiesta è semplicemente troppo alta. Come già accaduto con “AV1”, la vera adozione dipenderà dalla disponibilità di accelerazione hardware nelle GPU e nei SoC di prossima generazione.
Nel suo articolo, Kempf ricorda una verità spesso ignorata: “un codec non esiste davvero finché non esiste un decoder che tutti possono usare”. È la stessa filosofia che portò alla nascita di “dav1d”, oggi il decoder “AV1” più diffuso al mondo, integrato in browser, sistemi operativi e player come “VLC”, “Firefox”, “Chrome” e “Android”.
Con “AV2”, “VideoLAN” ha deciso di anticipare i tempi: “dav2d” è stato avviato quando la specifica era ancora in evoluzione, proprio per evitare il ritardo che “AV1” subì nei primi anni.
Il progetto è già sorprendentemente maturo supportando 8 e 10 bit, con implementazione di tutte le principali componenti del codec (“intra”/“inter prediction”, “entropy decoding”, filtri, “film grain”), inclusione delle ottimizzazioni “AVX2”, “NEON” e perfino primi lavori su “RISC‑V”, sfruttando da subito l’infrastruttura di test e “benchmarking checkasm”, ereditata da “dav1d”. In altre parole, “dav2d” non è un annuncio vuoto, ma un decoder funzionante, già in fase di ottimizzazione intensiva.
La distanza tra la promessa di “AV2” e la sua applicabilità pratica è evidente. Come nota “Hardware Upgrade”, senza hardware dedicato la decodifica software è destinata a rimanere un esercizio accademico. Kempf stesso conferma che “AV2” è “circa cinque volte più complesso” da decodificare rispetto ad “AV1”. Eppure, proprio per questo “dav2d” è cruciale perché permette ai browser e ai player di testare “AV2” oggi, consente agli sviluppatori di validare la specifica, accelera la maturazione dell’ecosistema e prepara il terreno per l’arrivo dell’hardware. È lo stesso percorso che rese AV1 un successo globale, nonostante gli scetticismi iniziali.
“AOMedia” stima che l’88% dei membri implementerà AV2 entro la seconda metà del 2027. Fino ad allora, il codec resterà confinato a laboratori e prototipi hardware.
Tuttavia, grazie a “dav2d”, l’ecosistema “AV2” può iniziare a muoversi subito.
È un vantaggio strategico: quando le GPU supporteranno nativamente “AV2”, il software sarà già maturo, testato e integrato nei principali player.
“AV2” rappresenta indubbiamente un salto generazionale nella compressione video, ma la sua complessità rischia di rallentarne l’adozione. “Dav2d” nasce esattamente per evitare questo scenario: un decoder “open source”, leggero, portabile e ottimizzato, capace di trasformare una specifica appena nata in una tecnologia realmente utilizzabile.
Se “AV2” diventerà lo standard dominante del video online, sarà anche grazie a progetti come “dav2d” e alla filosofia di “VideoLAN”: rendere il futuro accessibile prima che arrivi. 🎬🎞️📹📼💿

Il “Build 2026” si conferma l’evento più atteso dell’anno per sviluppatori e appassionati dell’ecosistema Microsoft, con...
04/06/2026

Il “Build 2026” si conferma l’evento più atteso dell’anno per sviluppatori e appassionati dell’ecosistema Microsoft, con un Day 2 ricco di annunci che delineano una visione chiara: l’intelligenza artificiale non è più un’aggiunta, ma la nuova infrastruttura del software moderno.
Trasmesse da San Francisco, le due giornate del “Build” mettono al centro sviluppatori e community, con un focus netto sull’AI e su “Copilot”, destinato a diventare una “super app” capace di orchestrare modelli, agenti e contesti diversi in un unico ambiente operativo.
Microsoft parte da una domanda cruciale: che cosa significa essere sviluppatori oggi?
La risposta attraversa l’intero “keynote”: libertà di scelta, sicurezza, governance e un ecosistema aperto che va dal silicio al Cloud.
La prima grande direttrice riguarda la proprietà dell’Intelligenza Artificiale.
Con la “Microsoft Agent Platform”, gli sviluppatori possono creare agenti personalizzati basati sul proprio contesto, distribuiti tramite “GitHub” e “Foundry”, e accessibili ovunque: “Teams”, “M365” o ambienti aziendali dedicati.
Il cuore di questa visione è “Microsoft IQ”, un nuovo livello di contesto che fonde conoscenza del mondo e conoscenza aziendale, già disponibile in “GitHub Copilot”, “Foundry” e “Copilot Studio”.
Tre livelli compongono l’architettura:
> “Work IQ”: osserva come si lavora davvero in un’organizzazione (email, documenti, riunioni) e fornisce agli agenti il contesto operativo necessario;
> “Fabric IQ”: una base semantica condivisa per i dati strutturati aziendali;
> “Web IQ”: il grounding web più veloce mai offerto da Microsoft, 2,5 volte più rapido delle alternative.
Tra le novità più concrete c’è “Microsoft Scout”, un agente personale per il lavoro basato su “OpenClaw” e “Work IQ”.
“Scout” comprende il modo in cui lavori, anticipa conflitti di calendario, prepara riunioni e gestisce attività ricorrenti senza attendere istruzioni esplicite.
Microsoft, inoltre, presenta una serie di sette nuovi modelli proprietari, guidati da:
> “MAI-Thinking-1”: primo modello di ragionamento sviluppato da zero, con 35 miliardi di parametri attivi, con finestra di contesto da 256K, con prestazioni preferite a “Sonnet 4.61” in blind test e con capacità di coding paragonabili a “Opus 4.6” su “SWE Bench Pro2”;
> “MAI-Image-2.5”: modello text-to-image e image-to-image ai vertici delle classifiche, già integrato in PowerPoint e presto su OneDrive;
> “MAI Transcribe 1.5”, “MAI-Voice-2” e “MAI-Code-1”: coprono trascrizione, voce e coding con supporto multilingua e integrazione diretta in “Copilot” e “VS Code”.
La seconda direttrice riguarda la sicurezza.
“Agent 365” estende “Entra”, “Defender” e “Purview” per monitorare e proteggere agenti locali e Cloud in un unico piano di controllo.
“Codename MDASH”, invece, utilizza oltre 100 agenti per individuare bug sfruttabili, analizzando “data flow” e logiche di business, con correzioni inviate direttamente nel “Defender Portal”.
La terza direttrice riguarda lo stack completo, “dal silicio al Cloud”.
In questo conteso appare “Surface RTX Spark Dev Box”, una workstation pensata per carichi AI intensivi, riportante fino a 1 petaflop di potenza, con 128 GB di memoria unificata, con esecuzione locale di modelli fino a 120B parametri, con contesti fino a 1M token.
Non da meno sono “Microsoft Ex*****on Containers” (“MXC”), con nuovi container nativi di Windows per “sandbox agentiche enterprise” -già utilizzati da “OpenClaw” su Windows”- e “Hosted Agents in Foundry” con “sandbox istantanee”, memoria persistente e scalabilità elastica per agenti “cloud-native”.
Altri strumenti per sviluppare più velocemente presentati sono:
> “GitHub Copilot App”: sviluppo agentico in un’app desktop nativa, con orchestrazione di sessioni parallele e integrazione CI/CD;
> “Project Rayfin: backend-as-a-service su Microsoft Fabric” per passare dal prototipo alla produzione senza gestire infrastruttura;
> “Azure HorizonDB”: “PostgreSQL” gestito con throughput triplo rispetto alle configurazioni self-managed.
Microsoft, poi, estende l’AI agentica alla ricerca scientifica con “Microsoft Discovery”, già usato da “BHP”, “Syensqo” e “GSK” per accelerare processi complessi come la lisciviazione del rame o la ricerca farmaceutica.
Da evidenziare vi è anche il nuovo chip “Majorana 2” che segna un salto nella computazione quantistica, con qubit dalla durata media di 20 secondi, con un’affidabilità 1000× superiore e con un percorso verso 1 milione di qubit su un chip palmare. È chiaro che Microsoft punta a una macchina quantistica scalabile entro il 2029.
Il messaggio finale del “Build 2026” è semplice e potente: le piattaforme non evolvono da sole. Sono gli sviluppatori a farle avanzare.
Microsoft mette sul tavolo strumenti, modelli, infrastrutture e una visione coerente: costruire nell’era dell’Intelligenza diffusa significa avere libertà, sicurezza e contesto.
E tutto parte da chi crea! 👨‍💻👩‍💻👨‍🎨👩‍🎨

Negli ultimi mesi il noto motore di ricerca “DuckDuckGo” sta vivendo una crescita inaspettata, spinta da un fenomeno che...
03/06/2026

Negli ultimi mesi il noto motore di ricerca “DuckDuckGo” sta vivendo una crescita inaspettata, spinta da un fenomeno che ribalta la narrativa dominante sull’Intelligenza Artificiale. Mentre Google accelera sull’integrazione dell’IA generativa all’interno del suo motore di ricerca, una parte consistente degli utenti sta scegliendo la strada opposta: una ricerca più essenziale, priva di assistenti conversazionali e di risposte sintetizzate da algoritmi. È in questo spazio che “DuckDuckGo” ha trovato nuova linfa, proponendo una modalità “No AI” che sta attirando un pubblico sempre più ampio.
Il cambio di passo è diventato evidente subito dopo gli annunci di Google. I dati mostrano un incremento netto del traffico verso “DuckDuckGo”, con volumi più che triplicati rispetto ai livelli precedenti. Dal 19 maggio, il flusso giornaliero di ricerche risulta stabilmente superiore di almeno l’84% rispetto alla media registrata prima dell’introduzione delle nuove funzionalità basate sull’IA. Una crescita che non sembra episodica, ma legata a un malessere diffuso verso un modello di ricerca percepito come troppo guidato, troppo automatizzato, troppo distante dal controllo dell’utente.
La modalità “No AI” di “DuckDuckGo” risponde proprio a questa esigenza. Le ricerche non vengono elaborate da sistemi generativi, non compaiono chatbot integrati e la quantità di immagini artificiali è drasticamente ridotta. L’esperienza torna a essere lineare, testuale, quasi “classica”. Per facilitare l’adozione, il servizio offre anche estensioni dedicate per Chrome e Firefox, pensate per rendere immediato il passaggio al nuovo motore di ricerca.
A spingere ulteriormente questa migrazione c’è un altro elemento che da sempre caratterizza “DuckDuckGo”: la tutela della privacy. Il motore di ricerca -insieme al browser gratuito sviluppato dalla stessa azienda- continua a basare la propria identità sull’assenza di tracciamento, profilazione e raccolta invasiva dei dati personali. In un momento in cui l’IA richiede enormi quantità di informazioni per funzionare, questa promessa di riservatezza acquista un peso ancora maggiore.
L’evoluzione della ricerca online, oggi più che mai, sembra aprire uno spazio nuovo per alternative che puntano su semplicità, trasparenza e controllo. “DuckDuckGo”, da anni considerato un attore di nicchia, sta diventando una scelta sempre più rilevante per chi non vuole delegare a un algoritmo generativo la mediazione con il web. Se la tendenza dovesse consolidarsi, potremmo assistere a un riequilibrio inatteso nel panorama dei motori di ricerca, con un ritorno alla centralità dell’esperienza utente e della privacy come valore competitivo. 👨‍💻👩‍💻

Buona Festa della Repubblica 🇮🇹
02/06/2026

Buona Festa della Repubblica 🇮🇹

“JD.com”, colosso cinese dell’e‑commerce nato nel 1998 a Pechino e oggi seconda piattaforma online più grande del Paese ...
01/06/2026

“JD.com”, colosso cinese dell’e‑commerce nato nel 1998 a Pechino e oggi seconda piattaforma online più grande del Paese per numero di clienti, è finito nel mirino della Commissione europea.
L’azienda intende acquisire “Ceconomy”, la holding tedesca che controlla “MediaWorld”, per un valore stimato di 2,2 miliardi di euro. L’operazione coinvolge una rete di oltre mille punti vendita in Europa, di cui 145 in Italia, dove “MediaWorld” rappresenta uno dei principali attori nel mercato dell’elettronica di consumo.
La Commissione ha avviato un’indagine approfondita per verificare se “JD.com” abbia beneficiato di sussidi esteri concessi dal governo cinese. Secondo Bruxelles, esisterebbero indizi che rimandano a possibili finanziamenti agevolati, incentivi fiscali e sovvenzioni provenienti da entità riconducibili alla Repubblica Popolare Cinese. Se confermati, questi aiuti potrebbero aver alterato la concorrenza nel mercato europeo, consentendo al gruppo cinese di presentare un’offerta più competitiva rispetto ai rivali.
“JD.com” respinge ogni accusa e sostiene di poter portare a termine l’acquisizione facendo ricorso esclusivamente a capitali propri e a una linea di credito ottenuta da istituti bancari privati. L’azienda insiste sul fatto che l’operazione rispetti pienamente le regole europee e che non vi sia alcun legame con eventuali aiuti pubblici cinesi.
Oltre agli aspetti regolatori, l’operazione apre scenari più ampi sul futuro della distribuzione tecnologica in Europa. Il controllo di una rete di punti vendita così estesa potrebbe infatti trasformarsi in un ponte commerciale tra Asia ed Europa, facilitando l’ingresso sul mercato europeo di nuovi produttori hardware cinesi. Una dinamica che, secondo alcuni analisti, potrebbe ampliare l’offerta oltre i tradizionali colossi come “Intel”, “AMD” o “NVIDIA”, con potenziali effetti sui prezzi e sulla spinta all’innovazione.
L’istruttoria europea avrà una durata massima di 90 giorni lavorativi. Entro il 2 ottobre 2026 la Commissione dovrà decidere se autorizzare l’acquisizione, imporre condizioni o arrivare fino al blocco dell’operazione. Il caso è seguito con particolare attenzione in Italia, dove “MediaWorld” rappresenta un punto di riferimento per milioni di consumatori e un attore chiave nella distribuzione di elettronica.
L’esito dell’indagine, dunque, non avrà solo un impatto sul futuro della catena, ma potrebbe diventare un precedente significativo nel rapporto tra l’Unione Europea e i grandi gruppi tecnologici cinesi, in un contesto di crescente attenzione verso i sussidi di Stato e la tutela della concorrenza nel mercato unico.

L’annuncio è arrivato il 27 maggio e segna un passaggio simbolico per l’ecosistema tecnologico italiano: Anthropic aprir...
29/05/2026

L’annuncio è arrivato il 27 maggio e segna un passaggio simbolico per l’ecosistema tecnologico italiano: Anthropic aprirà un ufficio a Milano -non dichiarato il luogo preciso-, il sesto in Europa dopo Londra, Dublino, Parigi, Zurigo e Monaco. Una scelta che non punta solo a espandere la presenza geografica dell’azienda, ma a radicarsi in un Paese che negli ultimi anni ha accelerato il proprio dibattito culturale, industriale e normativo sull’Intelligenza Artificiale.
Il nuovo hub milanese avrà un ruolo duplice. Da un lato, lavorerà con imprese e sviluppatori italiani per favorire l’adozione responsabile di “Claude” e delle sue applicazioni professionali. Dall’altro, parteciperà al confronto pubblico sull’IA, in un momento in cui l’Italia è diventata uno dei centri più attivi del dibattito etico internazionale.
L’arrivo di Anthropic in Italia segue di pochi giorni la pubblicazione di “Magnifica Humanitas”, la prima enciclica papale dedicata all’Intelligenza Artificiale. Un testo che ha attirato l’attenzione globale e che ha visto la partecipazione, alla presentazione ufficiale, del cofondatore Chris Olah.
Olah ha ribadito la necessità che l’evoluzione dell’IA non resti confinata ai laboratori tecnologici, ma coinvolga istituzioni religiose, governi, accademia e società civile. Una visione che si intreccia con la strategia dell’azienda: costruire sistemi di IA affidabili, verificabili e sviluppati in dialogo con più attori sociali.
L’apertura dell’ufficio non parte da zero. Anthropic collabora già con alcune delle principali realtà italiane, in settori che vanno dalla finanza alla salute, dall’energia all’automotive. Tra queste figurano Generali, Unipol, Angelini Pharma, Bracco, Enel e Pirelli.
Sono partnership che mostrano come l’IA generativa stia diventando uno strumento operativo, non più sperimentale, capace di incidere su processi complessi e su larga scala.
Le applicazioni concrete non mancano. Con “JAKALA”, “Claude” è stato implementato su oltre 3.000 postazioni, alleggerendo il carico operativo dei team senior.
“Satispay” ha utilizzato i modelli di Anthropic per accelerare lo sviluppo tecnologico, comprimendo una roadmap prevista di 18 mesi in soli 7.
In “Bending Spoons”, invece, una parte significativa delle modifiche al codice viene ormai co-sviluppata con “Claude Code”, integrato nei flussi di ingegneria del software.
Durante la “Milano Design Week”, Anthropic ha collaborato con “Alcova Milano”, mostrando come l’IA possa diventare uno strumento creativo e non solo tecnico. Designer e professionisti hanno sperimentato l’uso di "Claude" nei processi di ideazione, prototipazione e sviluppo, confermando l’interesse crescente del settore creativo verso strumenti capaci di ampliare le possibilità espressive.
La strategia di Anthropic è chiara: la trasformazione guidata dall’IA non può essere lasciata esclusivamente alle aziende tecnologiche. Deve coinvolgere imprese, istituzioni, ricercatori, comunità professionali e cittadini.
L’ufficio di Milano nasce proprio con questo obiettivo: supportare l’adozione dell’IA in Italia, promuovere pratiche responsabili e contribuire a un dibattito pubblico più informato e inclusivo. 🏢🤖

“Critterz”, il film animato che avrebbe dovuto segnare il primo vero salto dell’intelligenza artificiale nel cinema, si ...
28/05/2026

“Critterz”, il film animato che avrebbe dovuto segnare il primo vero salto dell’intelligenza artificiale nel cinema, si trova oggi in una fase di incertezza che nessuno, all’inizio del progetto, avrebbe immaginato. Per mesi era stato raccontato come il possibile “momento Toy Story” di OpenAI: la dimostrazione che un lungometraggio in stile Pixar potesse nascere quasi interamente da strumenti generativi, con tempi e costi radicalmente inferiori rispetto all’animazione tradizionale. Ma la corsa si è improvvisamente fermata.
Il debutto, inizialmente previsto per il “Festival di Cannes 2026”, è stato rinviato dopo la chiusura di “Sora”, il modello video di OpenAI che costituiva l’ossatura tecnica del progetto. La sospensione del servizio, avvenuta lo scorso marzo, ha rallentato in modo drastico la produzione, lasciando i creatori in una sorta di limbo operativo. È un colpo pesante, soprattutto perché “Critterz” nasceva proprio dall’ambizione di espandere un precedente corto animato realizzato con “DALL·E”, trasformandolo in un film completo grazie alle capacità di generazione video di “Sora”.
I produttori Chad Nelson e James Richardson stanno ora cercando un nuovo partner tecnologico per portare a termine il film, la cui uscita è stata riposizionata al primo trimestre del prossimo anno. Richardson ha più volte sottolineato come un’opera simile, realizzata con metodi tradizionali, richiederebbe un team di duecento o trecento persone e fino a quattro anni di lavoro. “Critterz”, nelle loro intenzioni, avrebbe dovuto essere completato in appena nove mesi, con una squadra di quindici professionisti. Una promessa che, almeno per ora, resta sospesa.
La vicenda ha inevitabilmente un impatto sull’immagine di OpenAI. Le aspettative attorno a Sora erano altissime, e la sua chiusura improvvisa ha alimentato interrogativi sulla sostenibilità economica del modello: secondo “Bloomberg”, i costi operativi e le perdite accumulate avrebbero contribuito alla decisione di interromperne l’attività. L’azienda, da parte sua, ha precisato che “Critterz” è un progetto indipendente, non prodotto né finanziato internamente, quasi a voler prendere le distanze da un caso che rischia di trasformarsi in un imbarazzo pubblico.
Al di là delle questioni industriali, resta il cuore narrativo del film: la storia di una piccola creatura dei boschi, ansiosa ma determinata, che si unisce a un gruppo di outsider per ritrovare il fratello scomparso. Un’avventura che richiama esplicitamente il cinema degli anni ’80, con il suo spirito corale, la dimensione fantastica e quel senso di meraviglia che appartiene ai racconti di formazione più classici. È un immaginario potente, che avrebbe potuto dialogare in modo sorprendente con le nuove tecnologie generative.
Ora la domanda è se “Critterz” riuscirà comunque a vedere la luce con la stessa ambizione iniziale o se resterà un simbolo di quanto sia fragile, oggi, il confine tra innovazione e instabilità nel settore dell’AI. La risposta arriverà nei prossimi mesi, se e quando il progetto troverà il suo nuovo motore tecnologico.

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Salerno
84124

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