10/06/2026
Un precedente storico che intreccia ambiti religiosi, informatici e di diritto del lavoro è appena emerso negli Stati Uniti e potrebbe segnare un cambio di rotta nel rapporto tra aziende e Intelligenza Artificiale. Erin Maus, ingegnera informatica di 34 anni impiegata presso una società tecnologica del North Carolina, ha infatti ottenuto dal suo datore di lavoro un’esenzione formale dall’uso dell’IA durante le sue attività quotidiane. Potrà dunque continuare a scrivere codice manualmente, senza ricorrere agli strumenti generativi introdotti dall’azienda.
La richiesta era stata presentata ad aprile ed è stata approvata a metà maggio, ma la notizia è emersa solo ora, confermata da “Business Insider”, che dichiara di aver visionato direttamente l’email aziendale. Prima di procedere, Maus aveva consultato un avvocato specializzato in diritto del lavoro e un ministro locale, che le avrebbero confermato la piena legittimità della domanda, rientrante nei diritti federali sulle esenzioni religiose.
La motivazione addotta è infatti di natura religiosa: Maus appartiene alla comunità “unitariana universalista”, una tradizione pluralista fondata sul rispetto della dignità individuale, che -secondo la sua interpretazione- sarebbe incompatibile con l’uso dell’IA. A sostegno della richiesta, ha inoltre citato preoccupazioni etiche e ambientali, sostenendo che il suo lavoro non subisce rallentamenti significativi operando senza strumenti generativi.
Il caso riapre un dibattito già acceso attorno all’IA, su cui anche Papa Francesco aveva espresso forti riserve nel documento "Antiqua et nova" (vedasi art. del 30 gennaio 2025). La vicenda ha attirato l’attenzione di giuristi ed esperti di diritto del lavoro, che intravedono la possibilità che i dipendenti possano invocare la religione come strumento di tutela contro l’adozione forzata dell’IA, una tecnologia che, come noto, sta contribuendo alla riduzione del personale in molte aziende, garantendo alle stesse costi inferiori e maggiore produttività.
La situazione apre però un paradosso: l’azienda rischia di diventare “dipendente” dal dipendente, che può rivendicare il diritto di seguire convinzioni personali anche quando contrastano con le direttive operative. A questo punto, soprattutto per una PMI (Piccola e Media Impresa), la domanda diventa cruciale: come comportarsi in fase di assunzione?
Richiedere informazioni sul credo religioso, pur sapendo che una conversione può avvenire anche dopo l’ingresso in azienda, oppure evitare del tutto nuove assunzioni, puntando su abbonamenti a servizi di IA avanzata e robot sempre più autonomi, privi di esigenze umane e operativi 24 ore su 24? 🤔